Per "Decameron" non c’è posto in Tv
mercoledì 12 dicembre 2007 di massimo
C’era da aspettarselo. Giovedì notte stavo gustandomi con grande compiacimento la quinta puntata di "Decameron" di Daniele Luttazzi. Per vari motivi non riesco mai a guardarla in televisione, ma come tanti altri mi scarico la puntata dal web e me la gusto in solitudine quando meglio credo. Giovedì notte, dopo avere riso come un pazzo c’era una sensazione positiva in me, che faceva ben sperare.
Mi spiego. Chi segue "Tiriamoci Fuori" (trasmissione di Radio Sherwood, n.d.r.) sa bene quanto criticata sia la televisione generalista, proprio per la povertà della sua offerta e per la sua omertà di fronte a certi argomenti. E invece ecco Decameron, che affronta senza paura temi che mai vengono trattati in tv. Per lo meno in questo modo. Chiaro e senza giri di parole. E non stiamo riferendoci al linguaggio, ma alle notizie stesse che vengono riportate, agli argomenti di cui si occupa e sulle quali costruisce battute che non sono mai fini a se stesse.
C’è sempre un filo logico in ogni puntata, un tema ricorrente che viene sviscerato, mai termine fu più appropriato, da Luttazzi stesso.
Prendiamo quest’ultima puntata, quella incriminata. Si parlava di Iraq, e mai come in questa occasione l’attacco ( preso dall’entusiasmo mi metto a fare l’ironico pure io), è stato a tutto campo. Dai politici che fanno finta di non essere mai stati troppo d’accordo con Bush a quei giornalisti che di tutto hanno fatto per convincere l’opinione pubblica sulla bontà dell’operazione.
E poi le torture, le altre bugie, i morti...e ancora bugie.
Sembrava un miracolo. Finalmente da quel piccolo schermo un po’ di verità nascoste. Come quella sul contingente italiano in Kosovo o sulle pale all’uranio impoverito dismesse dagli elicotteri di guerra e abbandonati tra Pisa e Livorno. Ce ne sarebbero una fila, ma è più semplice guardarsi la puntata.
Insomma, vado a letto con un sorriso compiaciuto. In fondo una speranza c’è sempre.
E invece? Sorpresa!
Il direttore di rete, La 7, dopo avere visto la replica (è uno che ci tiene, puntuale, non perde un colpo!), ha una illuminazione che lo porta a sospendere la trasmissione.
La notizia non arriva subito al malcapitato, il nostro Daniele, che anzi ci da dentro per terminare di montare la sesta puntata. Si parlerà dell’enciclica del Papa Ratzinger. Figuriamoci...
La decisione invece è presa. Per Decameron non c’è spazio in Tv. La scusa? Ha insultato un collega di rete. Ma davvero? E quello è un insulto a Giuliano Ferrara? E allora come mai, quando alla prima puntata ha aperto la serata con una battuta proprio sul giornalista teo-con nessuno ha aperto bocca?
Ci risiamo. Luttazzi è fuori. E sono pochi anche quelli che lo difendono. Dopo tutto se le cerca, pare dicano. I giornali poi, hanno picchiato durissimo, tranne qualche rara eccezione.
Per ricostruire la vicenda, ma anche per conoscere diversi retroscena, ci mettiamo in contatto con Andrea Scanzi, scrittore e giornalista de "La Stampa" che ha seguito la vicenda molto da vicino.
I particolari che emergono sono ancora più inquietanti e ci dicono che la realtà è sempre la stessa. Per lo meno in Tv. Con l’aggravante del fatto che tecnici dell’emittente sembra abbiano "cancellato" tutto il lavoro che Luttazzi aveva preparato per le prossime puntate.
Ma no, non è censura.
E’ tutta da ascoltare questa intervista a Andrea Scanzi (scrittore e giornalista de "La Stampa"). Non solo le riflessioni, ma anche le notizie esclusive che ci da sono abbastanza diverse dalle ricostruzioni dei giornali di questi giorni.
E neppure di questo c’è da stupirsi. L’Italia è così. Soprattutto certi ambienti sanno ricompattarsi quando ce n’è bisogno.
Ivan Grozny
Tratto dal sito di Radio Sherwood
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