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USCIRE DALLA LOGICA DELLA CEMENTIFICAZIONE

mercoledì 20 ottobre 2010 di massimo

USCIRE DALLA LOGICA DELLA CEMENTIFICAZIONE

I motivi di opposizione al “Revamping” di Italcementi di Monselice, sono svariati e s’intrecciano con paure e diffidenze alimentate da 50 anni d’inquinamento. Innanzitutto è palese il conflitto con il Piano Ambientale del Parco Colli Euganei, che definisce le cementerie come incompatibili con le finalità del Parco e stabilisce che gli interventi eccedenti la manutenzione e l’adeguamento degli impianti, siano subordinati alla stipula di apposite convenzioni. Poi, al di la delle garanzie verbali, i rifiuti d’ogni genere sono per questi impianti parte integrante del processo produttivo ed il rischio di vederli utilizzati come combustibile, rappresenta una pericolosissima spada di Damocle da evitare. L’impatto ambientale potrebbe incidere in modo irreversibile sul valore del territorio e sulla salute di lavoratori e residenti in una vasta area, in quanto i rifiuti nella combustione possono liberare, come dimostrato nel 2005, sostanze nocive, tossiche, cancerogene, teratogene e mutagene. Ciò sarà ancora più pericoloso nei cementifici in quanto questi impianti non sono soggetti, pur smaltendo e/o bruciando rifiuti come gli inceneritori, ai controlli e ai limiti d’emissione degli inceneritori di rifiuti. Preoccupa molto anche l’utilizzo come combustibile, di 100.000 t/anno di Pet-coke, la cui composizione, comprende oltre ad IPA (in particolare benzopirene), ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio. L’uso di questo “combustibile” nella raffineria di Gela, ha suggerito alcune indagini epidemiologiche, poiché si è registrata una possibile correlazione con le malformazioni e l’alto tasso di tumori tra la popolazione locale. Infine, questa nuova ciminiera, con i suoi 80, 100 o 120 metri, produrrebbe, tra l’altro, un impatto visivo difficilmente mitigabile, marchiando il territorio con un biglietto da visita che allontanerà residenti, turisti ed investitori, con pesanti ricadute sull’intera economia del territorio. Nel Veneto, la crisi economica ha fatto registrare una riduzione del 16,4% nel volume di produzione del cemento, passando dai 4.625.000 di t del 2008 ai 3.868.000 di t del 2009. Le proiezioni sul 2010 vedono aumentare questa riduzione verso il 20%. Il dato non deve stupire, visto che nel Veneto in questi anni si è cementificato senza paragoni. Le statistiche nei consumi di cemento evidenziano quest’incredibile discrepanza: in Germania e Francia i consumi di cemento sono di circa 400 Kg/abitante e a fronte di una media nazionale italiana vicina agli 800 Kg/abitante, nel Veneto si superano i 1.100 Kg/abitante. E’ quindi evidente che questo territorio non è più in grado di sostenere un tasso così elevato di cementificazione e la richiesta di cemento è destinata a ridursi ulteriormente, visto che si stanno espandendo le applicazioni dei materiali naturali e la bio-edilizia. Sostenere investimenti nella produzione del cemento rappresenta quindi una scelta miope oppure un palese tentativo di occultamento di altri obiettivi, quale potrebbe essere il business dei rifiuti. Ora il progetto del “revamping” proposto da Italcementi, ha un destino legato a diversi fattori, tra i quali il rinnovo dell’escavazione per altri 25 anni nella Cava di Orgiano, sui Colli Berici. Anche in quel territorio il dibattito è altissimo, per la forte opposizione dei residenti, stanchi della devastazione prodotta in questi anni e consapevoli che un sì alla nuova escavazione, potrebbe alimentare la proposta di costruire il nuovo cementificio dove c’è la materia prima, eliminando il consistente traffico dei mezzi pesanti. In questi giorni la Provincia di Padova ha acquisito nuova documentazione da parte di Italcementi e sentita la Commissione VIA, dovrà esprimere un parere definitivo. La pesante minaccia rivolta a Comitati e cittadini che intendono manifestare la loro opposizione con una semplice “diffida”, segnala la difficoltà della multinazionale nell’imporre a tutti il suo progetto. In ogni caso, Italcementi deve sapere che la storia non finirà così facilmente, qualsiasi sia la scelta della Provincia. Se si vuole uscire da questa situazione diventa indispensabile dar seguito a quanto deliberato dal Consiglio Comunale di Monselice: “l’istituzione urgente di tavolo di lavoro con Regione, Provincia di Padova, Comuni del Parco Colli e confinanti con Monselice e Este, OO.SS., Associazioni di categoria, Associazioni ambientaliste, Arpav, per definire nello spirito dei principi contenuti nel Piano Ambientale, in un arco temporale ristretto, modalità e tempi della riconversione del sito dell’area Italcementi, in modo da avviare una lungimirante politica occupazionale per la Bassa Padovana”.

Francesco Miazzi – Consigliere Comunale

Monselice 18-10-2010


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