ITALCEMENTI IN DIALOGO CON LA DIFESA DEL POPOLO
domenica 26 giugno 2011 di massimo
LETTERE al Direttore della DIFESA DEL POPOLO - 26 GIUGNO 2011
ITALCEMENTI: dialogo, e buone ragioni
Abbiamo letto con interesse il servizio pubblicato sul tema del revamping del nostro impianto di Monselice. L’appello al confronto è un richiamo che Italcementi non può che condividere, avendo l’azienda perseguito il dialogo fin dai primissimi passi del cammino del revamping, quando il progetto fu illustrato, oltre che all’amministrazione comunale, anche all’opposizione rappresentata da Francesco Miazzi, consigliere di minoranza oltre che presidente di uno dei due comitati che si oppongono al progetto. A tale incontro sono seguite assemblee pubbliche e sono stati diffusi volantini e utilizzati spazi pubblicitari per illustrare alla popolazione le caratteristiche del progetto e i suoi vantaggi.
Purtroppo, in questa vicenda, non tutti hanno cercato con altrettanta onestà un confronto aperto e leale.. Altri, infatti, hanno cercato di inquinare il dibattito diffondendo con pervicacia notizie false come la presunta intenzione dell’azienda di bruciare CDR, oppure alimentando paure per la salute dei cittadini –paure che sono state fugate dalla stessa Ulss, che ha smentito l’aumento di tumori e patologie respiratorie a Monselice e nel circondario. Un atteggiamento, quello degli oppositori, che si spiega solo con la ricerca da parte loro di una soluzione a senso unico: la chiusura delle cementerie presenti sul territorio.
Ai comitati e alle poche decine di persone che li sostengono non importano dunque gli indubbi vantaggi del revamping, che farebbe della cementeria di Monselice un impianto tra quelli più all’avanguardia nel mondo nella tutela dell’ambiente, una fabbrica capace di coniugare performance ambientali di valore assoluto all’efficienza e alla competitività economica – e dunque alla garanzia occupazionale per i lavoratori e per l’indotto – il tutto con l’impegno di porre un termine, 28 anni, alla permanenza stessa dell’impianto nella zona del parco. Ci chiediamo come sia possibile il dialogo con chi, di fatto, altro non vuole che una deindustrializzazione della Bassa Padovana. Nella convinzione che questo territorio possa vivere di “altro”.
La recente crisi economica ha dimostrato che l’industria è alla base del benessere e dello sviluppo di ogni paese del mondo: la sfida è quella di coniugare la presenza dell’industria con la tutela dell’ambiente e la condivisione di un cammino comune con la comunità locale. In una parola, la sfida è la “sostenibilità”, che Italcementi ha come sua bandiera da sempre.
Ci dà forza constatare che, al di là dell’opposizione dei comitati, la popolazione ha dimostrato di aver capito e apprezzato lo spirito con cui abbiamo progettato il revamping: un recente sondaggio Ipsos dimostra proprio che la maggioranza dei cittadini è favorevole all’intervento. E ci incoraggia l’appoggio forte e convinto che lavoratori e sindacati stanno dando al progetto, anche attraverso un impegno in prima persona degli stessi lavoratori nel monitoraggio delle performance ambientali dell’impianto.
Italcementi è convinta delle proprie buone ragioni e sente accanto a sé il sostegno della comunità locale e dei lavoratori, delle piccole e medie imprese e delle realtà associative, oltre che delle amministrazioni e delle istituzioni che hanno finora promosso l’iter. Per questo motivo abbiamo deciso di andare avanti con questo progetto, ricorrendo al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar Veneto, certi delle nostre buone ragioni e di operare nell’interesse di tutti: dell’azienda, del territorio e della comunità di Monselice
Ufficio stampa Italcementi (via e-mail)
Risponde Guglielmo Frezza, il direttore della Difesa del Popolo
Per prima cosa desidero ringraziare l’ufficio stampa di Italcementi per l’attenzione riservata al nostro giornale.
Da parte nostra –e stanno a testimoniarlo i servizi pubblicati in questi mesi –mai è stato detto che il revamping va respinto perché nell’impianto saranno bruciati rifiuti o perché le cementerie provocano tumori. Abbiamo tentato invece, raccogliendo le sollecitazioni venute dalle parrocchie e dal vicariato, di riflettere sul delicatissimo (ne convengo) tema dell’equilibrio tra tutela del dirritto al lavoro, del diritto alla salute e dell’ambiente; tra legittimi interessi di un’azienda e altrettanto legittimi auspici a uno sviluppo “altro” per un territorio che dalle cave è stato umiliato e devastato fino a trent’anni fa. Non c’è –sia ben chiaro- una soluzione perfetta e una nefasta. C’è da governare una situazione complessa e capire quale sia il miglio punto d’equilibrio possibile.
Come fare? Innanzitutto, vale per Italcementi come per i comitati, deponendo le armi. Non è vero, mi sia permesso, che il revamping sia osteggiato da poche decine di persone. Questa vicenda da anni sta dividendo e lacerando la comunità monselicense: se non lo ammettiamo, se la consideriamo la battaglia di un pugno di antagonisti fastidiosi e isolati, non si va da nessuna parte. Ma dire questo significa riconoscere anche che una buona metà al revamping crede o comunque non è ostile.
Ecco perché ci sta a cuore la riapertura di canali di dialogo tra tutte le parti, che non solo l’azienda e i comitati, ma gli enti locali, il parco Colli, i partiti, i sindacati, i cittadini residenti. Ciascuno faccia un passo indietro per favorire una soluzione condivisa. Che a decidere sia una sentenza della magistratura, quale che sia, ci pare l’esito peggiore, destinato comunque a mortificare la piena partecipazione dei cittadini e acuire le tensiioni in futuro. (da LA DIFESA DEL POPOLO - LETTERE - 26 GIUGNO 2011)
Trasmetto per conoscenza:
1. Lettera a Pavin, Presidente Unindustria Padova Mercoledì 22 Giugno 2011
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE di UNINDUSTRIA PADOVA Al Sig. Massimo Pavin, Presidente di Unindustria Padova c/c organi di stampa (con preghiera di pubblicazione) e alla cittadinanza
Illustre Presidente,
Il TAR del Veneto ha dichiarato incompatibile con le norme del Parco Regionale dei Colli Euganei il progetto di revamping di Italcementi a Monselice. La sentenza giunge al termine di un acceso confronto tra l’azienda, sostenuta da alcune amministrazioni locali, e i comitati dei cittadini contrari al progetto. Quasi contemporaneamente il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso contro l’approvazione di una centrale di carbone nel Parco del Delta del Po e il TAR ha dichiarato contraria alle normative il revamping di un’altra fabbrica di cemento in Valpolicella nel veronese.
Gli studiosi di economia e società sanno che l’equivalenza tra progresso e crescita delle costruzioni appartiene ormai al passato e non sarà in grado di garantire lo sviluppo a un’Italia in declino.
In Italia e in tutto l’occidente sviluppato e democratico gli investimenti in imprese inquinanti e ad alto impatto ambientale – quale la filiera dal cemento alle costruzioni – sono sempre più ostacolati dall’opinione pubblica. Le norme che la magistratura fa rispettare e che voi industriali vorreste cambiare, sono state approvate secondo procedure democratiche che si confanno a direttive europee. Sono difficili da cambiare senza il consenso dei cittadini e della UE. Al più si può cercare di eluderle come s’è tentato di fare. Ma che credibilità può avere, nel richiedere il cambiamento delle norme, chi ha tentato di non rispettarle?
Anziché prendere atto delle sentenze e della mutata situazione economica e normativa, con il sostegno dei sindacati più corporativi del settore, assistiamo invece a una reazione illiberale e conservatrice di voi imprenditori che arrivate a inscenare persino manifestazioni di piazza, con atteggiamenti da “quarto stato” di Pellizza da Volpedo! Richiedete ai rappresentanti dei cittadini di cambiare normative moderne tipiche dei paesi evoluti, che godono del consenso della cittadinanza e sono coerenti con le direttive europee. Anziché esprimere coraggio imprenditoriale, temete che le normative vigenti decurtino i vostri profitti di breve periodo in settori obsoleti. Fate pressioni per cambiare le norme invece che trarne stimolo per ammodernarvi. Usate il vostro potere per riproporre un modello di sviluppo e di occupazione superato che sta portando il Veneto e l’Italia al sottosviluppo. Sarà una classe imprenditoriale illuminata quella di un paese che si colloca al penultimo posto nel mondo per tassi di sviluppo?
Tra vent’anni l’Europa non sarà più competitiva in molti settori tra cui le costruzioni, mentre potrebbe produrre tecnologia, cultura, innovazione adatte ad assorbire i giovani lavoratori anziché proteggere aristocrazie operarie con denaro pubblico, le quali potranno essere sostituite solo da lavoratori immigrati. Lei sarà senz’altro informato del fatto che i paesi occidentali con i tassi di sviluppo più elevati sono quelli che hanno già dagli anni ottanta effettuato lo “sganciamento” della crescita dai settori ad elevato impatto ambientale. E naturalmente conosce l’eccessivo sbilanciamento dell’Italia e del Veneto su industrie ad alto impatto ambientale e soprattutto sul cemento. Industriali moderni non dovrebbero preoccuparsi solo del profitto presente, ma dimostrare responsabilità per il futuro di tutto il paese e il rispetto per le istituzioni democratiche che producono leggi alle quali dovrebbero attenersi. Invece con il suo intervento regressivo e ottocentesco illude i suoi colleghi di potere continuare su una vecchia strada elemosiniera che porta alla povertà di tutti e alle malattie di molti. Si renda conto che questo suo atteggiamento è contrario a molti dei suoi stessi associati poiché toglie risorse alla componente più dinamica dell’imprenditoria.
Arch. Paolo Drago, Consigliere Comunale Monselice Prof. Lorenzo Nosarti, Consigliere Comunale Monselice Prof. Corrado Poli, Arquà Petrarca
2. Lettera a Pavin, Presidente Unindustria Padova
Durante l’assemblea generale di Confindustria Padova del 20 giugno 2011 il Presidente ha fatto alcune dichiarazioni, riportate dai giornali locali, che risultano abbastanza singolari. Ne vorrei prendere in considerazione due, che mi sembrano particolarmente significative. La prima è assai sorprendente, infatti recita: «Se fossi il titolare della Italcementi di Monselice avrei già pronto un piano per andarmene dall’Italia». Se il Presidente di una sede di Confindustria nazionale consiglia un suo socio di lasciare l’Italia si può considerare, volendo essere molto generosi, che abbia fatto, forse trascinato dall’enfasi, un’affermazione almeno infelice.
Relativamente alla seconda dove aggiunge «che ci siano regole da rispettare va benissimo ma devono essere regole semplici, chiare e valide per tutti" non si può essere che d’accordo. In particolare sul fatto che "le regole devono essere valide per tutti" e proprio questo ha messo in evidenza la decisione del TAR che ha annullato le delibere di enti che avevano pensato che le regole fossero valide solo per alcuni. Quindi non è assolutamente necessario che Italcementi accolga il suggerimento del presidente di Confindustria Padova di abbandonare l’Italia, è sufficiente che costruisca il nuovo cementificio dove la legge glielo consente e, se lo facesse dove ci sono le cave di marne già attive per il funzionamento dell’impianto, rispetterebbe la legge e risparmierebbe parecchi milioni di euro per anno di trasporti. Se invece Italcementi vuole costruire il nuovo stabilimento a Monselice (a 40 km dalle cave) e dentro il Parco Colli Euganei, protetto dalle leggi, permetterà il sig. Presidente di Confindustria Padova che ci siano i residenti che protestano e che chiedano democraticamente alla Magistratura il rispetto della legge da Lui giustamente evocata.
Leandro Belluco Monselice (PD)
NAPOLI E IL FUTURO DEI RIFIUTI
Mi permetto di inviare alcune considerazioni che spero possano esservi utili. Cordialità Leandro Belluco, Monselice (PD)
L’esempio di Napoli - La questione dei rifiuti di Napoli: tutti ne dibattono e quindi sono portati a interessarsene. Può essere perciò un’occasione per un’analisi dei punti fondamentali atti a comprendere ciò che è possibile attendersi nel prossimo futuro.
Come facilmente comprensibile, i modi in cui il problema rifiuti è affrontabile sono sostanzialmente quattro: 1. Produrne di meno: obbiettivo logico coinvolgente una serie di variabili economiche, occupazionali, sociali, che non consentiranno di renderlo operativo, a livelli accettabili, in tempi brevi.
2. Favorire ovunque la raccolta differenziata: obbiettivo fondamentale, che tuttavia richiederà tempi medio lunghi, un cambio della coscienza civica e, in ogni caso, non sarà in grado di risolvere completamente la problematica. 3. Utilizzo delle discariche : palliativo che risolve apparentemente e solo sul breve l’emergenza.
4. Combustione dei rifiuti: applicazione che, per una quota di rifiuti, si spera progressivamente inferiore (in funzione dello sviluppo dei punti 1e 2 ) dovrà, realisticamente, continuare ad essere utilizzata. La combustione può essere realizzata attraverso gli inceneritori che sono specificatamente costruiti allo scopo o tramite altri impianti con altissimo consumo di combustibile più o meno adattabili.
La differenza fondamentale tra gli inceneritori e gli altri possibili impianti è data dal sistema di depurazione dei fumi: la parte di gran lunga più costosa di tutto l’intero processo.
Ipotizzando che gli inceneritori siano in grado di garantire la salubrità del territorio in cui sono attivi (anche se molti non ne sono convinti), la loro realizzazione ha delle difficoltà intrinseche. Per costruire un inceneritore sono necessari moltissimi soldi, tempi lunghi per le autorizzazioni e si devono affrontare battaglie ambientaliste difficili.
Tra gli impianti, diversi dagli inceneritori, i cementifici sono quelli che, teoricamente, risulta-no i più favoriti in quanto consentono di eliminare nel cemento prodotto gli stessi residui dei rifiuti utilizzati nel processo, cioè le ceneri. Sono già presenti e attivi su tutto il territorio nazionale, sono degli enormi divoratori di combustibile e inoltre, producendo cemento, riducono i costi di smaltimento.
Sono naturalmente i più ben visti dai politici, specialmente in questo periodo, perché soldi per fare nuovi inceneritori non ce ne sono e i problemi dei rifiuti stanno scoppiando da tutte le parti ( per una colpevole trascuratezza inerente i punti 1 e 2 sopracitati).
Ciò spiega il proliferare di revamping di cementifici in tutta Italia. Si stanno preparando, e nessuno può impedirlo, ad essere pronti nel momento in cui la politica chiederà loro di intervenire: è infatti solo questione di poco tempo.
I produttori di cemento hanno capito che dispongono di un affare potenzialmente enorme che va ben oltre quello della produzione del cemento inevitabilmente in crisi progressiva.
Tuttavia ancora una volta la politica arruffona ed opportunista è nella condizione di fare il buco più grosso della toppa e lo dimostra l’aggressività con cui si osteggiano coloro che manifestano dubbi chiedendo garanzie e lungimiranza per la tutela della salute della gente e del proprio territorio.
Esempi emblematici sono la costruzione di un nuovo cementificio a Monselice all’interno del Parco Colli Euganei o il revamping di Fumane (VR) nella zona (la Valpolicella) di produzione dell’Amarone, uno dei vini più famosi al mondo.
Da sottolineare che in entrambi i casi il TAR del Veneto ha dato ragione ai comitati di cittadini sorti per contestare le scelte scellerate contro il territorio favorite da una politica inadeguata.
Il cuore del problema è il rispetto delle leggi del territorio e sopratutto l’accettazione di normative che pongano gli stessi limiti di emissione per tutti i grossi impianti di combustione che utilizzano rifiuti nel loro processo produttivo.
I cementifici o gli altri impianti che utilizzano rifiuti devono cioè avere gli stessi limiti di emissione in atmosfera degli inceneritori. Una regola molto semplice e di buon senso che non viene applicata ma combattuta, incredibilmente da una parte della classe politica che però è quella che decide.
L’utilizzo dei cementifici nella gestione dei rifiuti, che sarà inevitabilmente sempre più presente, non può essere gestita con gli stessi criteri irresponsabili, clientelari o semplicemente disattenti e non adeguati come l’esempio di Napoli ha finora purtroppo tristemente evidenziato.
massimo
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