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NO INCENERITORE DAY - articolo di TERRA

mercoledì 24 febbraio 2010 di massimo

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- Inquinamento Sabato scorso a Motta il “No Inceneritori Day”. Cittadini in corteo contro l’impianto tossico. La Bassa che dice basta

«E’ una questione di vita, vogliamo aria pulita per il nostro futuro e quello dei nostri figli». Era questa una delle frasi più ripetute nei cartelli e negli striscioni che hanno colorato il “No Inceneritori Day” che si è svolto nel pomeriggio di sabato 20 febbraio a Motta, frazione di Este nella Bassa Padovana.

Proprio qui infatti la società privata Menesello vorrebbe costruire un inceneritore per la pollina, bruciare cioè le deiezioni animali del proprio allevamento per il produrre energia, cioè business. Un bell’impianto in mezzo ai campi coltivati ma a ridosso delle case e soprattutto del futuro ospedale. La preoccupazione dei cittadini era molto evidente nel corteo, aumentata da quando la commissione regionale ha dato, nonostante le molte opposizioni, parere favorevole. «Se questa idea passa non sarà più finita - spiegano i comitati -. Ci sono decine di allevamenti in questa area. E se ognuno volesse il farsi il proprio forno?». Cittadini informati sugli alti rischi per la salute derivati dalle pratiche di incenerimento e sull’altissima tossicità delle sostanze emesse dagli inceneritori, anche quelli di ultima generazione (diossina, metalli pesanti, polveri sottili).

Cittadini che non si sono fatti scoraggiare nemmeno dalla pioggia battente: in più di quattrocento hanno partecipato al rumoroso corteo che è passato davanti alla sede dell’azienda e all’area incriminata e poi è finito in centro a Este con il sit in in piazza Maggiore. Una partecipazione variegata e vivace, colorata e comunicativa, con persone di tutte le età, dalle famiglie ai giovani, dalle associazioni a esponenti delle istituzioni locali.

Fondamentale la partecipazione di tutti i comitati autogestiti dei paesi vicini: Carceri, Monselice, Conselve, Sant’Urbano, Ospedaletto Euganeo, Tribano, Bagnoli, fino alla rete polesana dei comitati contro il nucleare e il carbone. Ricordiamo che stiamo parlando di una delle aree più inquinate della regione e più bisognosa di una seria politica di ripristino ambientale.

Comitati e gruppi locali si battono da tempo contro l’inquinamento devastante di tre potenti cementerie; contro discariche e impianti di trattamento ceneri, cogeneratori a olio e impianti a biogas e altro ancora. Il tutto con una prospettiva futura altrettanto inquietante dato che la Regione vuole proprio qui un ulteriore inceneritore, che esistono ormai numerose domande di nuovi impianti a biogas, e che le cementerie pretendono di bruciare rifiuti solidi urbani, pur se queste aziende sono strutturalmente costruite solo per produrre cemento. In questo caso il rischio è ancora più grande perché chi produce cemento non deve sottostare né ai limiti di emissione né ai controlli previsti per gli inceneritori.

Il disegno della Regione pare sia quello di concentrare in una zona circoscritta tutti gli impianti più nocivi e di trasformare la bassa padovana nella pattumiera del Veneto! Al “No Inceneritori Day” era presente anche il neonato comitato “Lasciateci respirare” di Padova, una città ai primi posti in Italia per l’inquinamento dell’aria secondo i resoconti stilati da Arpav, per quanto riguarda il Pm10. Nel 2009, questo pericoloso inquinante ha sforato ben 102 volte il limite di concentrazione fissato dalla normativa europea. Pensiamo solo che il limite non dovrebbe essere superato per più di 35 volte l’anno e ben si comprende la gravità della situazione. Ora il completamento della terza linea dell’inceneritore di Camin svela le finalità dell’operazione, un grande affare per Aps e per chi lucra sul gigantesco mercato dei rifiuti. Il potenziamento dell’impianto lo ha trasformato in un “ecomostro” (520 tonnellate di rifiuti giornalieri) che non serve alla città ma ha bisogno dei rifiuti provenienti da lontane province. Chiudere come promesso in campagna elettorale la prima vecchia linea è una ipotesi già tramontata. In compenso sono aumentate le tariffe. I padovani pagheranno di più per aumentare le emissioni inquinanti per peggiorare la qualità sanitaria della città.

Spiegano nel loro appello un gruppo di medici e lavoratori della sanità: «Attorno agli inceneritori la popolazione soffre di un aumento statisticamente significativo di tumori (soprattutto sarcomi) e di nascite di bambini pretermine e di basso peso. Inoltre gli effetti di danno alla salute vanno a sommarsi a quelli di altri inquinanti presenti nel territorio (industriale, da traffico, elettromagnetico) già abbondantemente presenti, moltiplicando di fatto i rischi e permanendo nell’ambiente per molte decine di anni». Una giornata importante quella di Este che ha visto la protesta di persone consapevoli che le alternative esistono e sono praticabili e che le emergenze non sono quelle dei rifiuti, ma quelle della qualità dell’aria che respiriamo e del territorio compromesso.

Le soluzioni reali e sostenibili agli inceneritori sono alla portata di tutti, consistono nella raccolta differenziata spinta, nel riciclaggio, nel riuso. Politiche che i cittadini di questa provincia sotto attacco ambientale vogliono praticare. Subito. m.g.

- Un territorio in cenere

Il commento di Francesco Miazzi - candidato lista Idea Veneto

Per anni la Bassa Padovana è stata vista dai molti amministratori, come un luogo da dedicare alle produzioni più inquinanti e nocive, nonostante il “Piano di tutela e risanamento dell’atmosfera” varato dalla Regione, individuasse quest’area tra le più inquinate del Veneto e bisognose di bonifica ambientale. In pochi chilometri sono concentrati 3 cementifici (“Industrie insalubri di prima classe”), due discariche, un impianto di trattamento delle ceneri provenienti da inceneritori, cogeneratori a olio, distillerie, impianti a biogas. Si aggiungono ora due ulteriori progetti nefasti: l’uso del Cdr (Combustibile derivato da rifiuti) nelle cementerie e la costruzione di un inceneritore di rifiuti solidi urbani a Sant’Urbano.

Negli ultimi tempi sono state presentate decine di domande per impianti di cogenerazione a biomasse e per l’incenerimento di pollina, verso i quali si sono mobilitati molti amministratori e migliaia di cittadini. Comitati e associazioni ambientaliste si sono opposti, dimostrando che esistono soluzioni alternative, meno impattanti, non pericolose per la salute.

Hanno dimostrato che non esiste nessuna emergenza pollina, che, anziché diventare business, può essere utilizzata come ammendante naturale in sostituzione dei concimi chimici. Hanno dimostrato che l’emergenza rifiuti si avrà solo se non si rafforzeranno le politiche di riduzione, riciclaggio e riuso. Hanno dimostrato che insistendo sull’incenerimento, si arrecano danni alla salute dei cittadini, si contribuisce pesantemente sull’emissione dei gas climalteranti, si pregiudica la crescita economica di un territorio pieno di produzioni agricole d’elevata qualità, si arriva ad una svalutazione del patrimonio abitativo. La manifestazione del 20 febbraio proposta dalla rete dei comitati salute e ambiente, rappresenta una prima risposta al parere favorevole per l’impianto d’incenerimento di deiezioni animali, richiesto dalla società agricola Fattorie Menesello, espresso dalla commissione tecnica regionale. Malgrado l’opposizione di comitati, associazioni, amministratori locali, Provincia, Arpav, Ulss 17 e di migliaia di cittadini, si vuole installare questo impianto in località Motta di Este, a ridosso di una zona residenziale, ad aree di promozione agricola e del futuro ospedale della Bassa.

La Bassa Padovana non è la pattumiera del Veneto! Con questo slogan decine di realtà hanno già avviato piccole lotte locali, capaci nell’insieme di costituire un forte movimento in grado di tracciare il solco per invertire la rotta e consegnare ai nostri figli un ambiente migliore.


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24 febbraio 2010
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TERRA - martedì 23 febbraio 2010


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