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PROVE DI DIALOGO SUL FUTURO DELLA ROCCA

sabato 23 gennaio 2010 di massimo

il mattino di padova - GIOVEDÌ, 21 GENNAIO 2010

- Incontro segreto ambientalisti-dirigenti per lavorare insieme

Chiesto lo spostamento del museo delle mura nell’ex casa Bernardini

FRANCESCA SEGATO

MONSELICE. Prove di dialogo sul futuro della Rocca. Fautori e detrattori riuniti intorno a un tavolo: un segnale di distensione che potrebbe archiviare la stagione delle battaglie giudiziarie. L’incontro a porte chiuse, riservatissimo, si è tenuto il 21 ottobre, nella sede «neutra» dell’Accademia Galileiana. Incontro informale, sottolineano i protagonisti. Che intanto però si sono parlati per diverse ore, precisando le rispettive posizioni.

Per ora non c’è stato un seguito: ma tutte le parti manifestano la disponibilità a continuare il confronto. Attorno al tavolo sedevano il presidente della Società Rocca Ferdinando Businaro, l’ambientalista Gianni Sandon con un esponente di Italia Nostra, e due consiglieri comunali, Francesco Miazzi per l’opposizione e Lorenzo Nosarti in rappresentanza dell’amministrazione. E poi Mariano Carraro, segretario regionale ai Lavori pubblici, Stefano Talato, responsabile del progetto per i lavori in corso, Massimiliano D’Ambra, archeologo consulente della Società Rocca. In veste di «mediatore» e padrone di casa il professor Oddone Longo, presidente dell’Accademia Galileiana. Che cosa ne è emerso? «Un punto a nostro avviso di centrale importanza: il “museo delle fortificazioni” in cima al colle è al momento solo un’ipotesi, tutta da verificare» riferisce Sandon. Ne consegue una proposta, che il fronte ambientalista avanza.

«Perché non utilizzare l’ampliamento di casa Bernardini per ospitare, invece che l’albergo, almeno una parte del museo? Non avremmo motivi per contestare questa scelta, salvo naturalmente ricercare la soluzione architettonica di minor impatto possibile». Insomma, un’offerta «diplomatica» di pace, su questo fronte. «Il cantiere per l’intervento su casa Bernardini potrebbe essere gestito in modo da non impedire l’utilizzo del sentiero per accedere alla cima del colle, la cui frequentazione potrebbe quindi riprendere al più presto» continua Sandon, che lancia anche l’idea d’intitolare il sentiero ad Aldo Businaro. Se è vero che il destino del cantiere dell’ascensore resta nelle mani della magistratura, Miazzi aggiunge: «Le associazioni ambientaliste erano e sono disponibili a ritirare i vari ricorsi presentati, se si arriverà a una ridiscussione complessiva degli altri interventi previsti sul colle». Per il fronte ambientalista, la priorità va data agli interventi di contrasto alle frane. «Si dovrebbe abbandonare l’idea di un’invasiva torre di accesso al mastio ed optare per una struttura più leggera, meno impattante ed eventualmente rimovibile». Ora dovrebbe seguire un incontro «ristretto». «La disponibilità al dialogo è massima, finché parliamo di Rocca e non ci sono coloriture politiche - conferma Businaro - Credo che i presupposti ci siano tutti per trovare una soluzione della vicenda, anche perché sarebbe da irresponsabili non farlo».


INTERVENTI SUL COLLE DELLA ROCCA. VALUTAZIONI E PROPOSTE ALLA LUCE DI QUANTO EMERSO NEL CORSO DELL’ INCONTRO DEL 21.10.2009 ALL’ACCADEMIA GALILEIANA DI PADOVA

Il costruttivo confronto del 21 scorso ha chiarito in particolare un punto a nostro avviso di centrale importanza in sé e per le sue conseguenze: il “museo delle fortificazioni” in cima al colle è al momento solo una ipotesi “tutta da verificare” (quanto, è stato dichiarato, l’ipotesi del parcheggio sul piazzale di cava).

E’ nota la nostra posizione decisamente contraria a tale intervento, sia per motivi ambientali e culturali, ma anche perché lo riteniamo in netto contrasto con le norme del Piano Ambientale del Parco dei Colli Euganei (e specificamente del comma 10 dell’art. 32).

La mancata realizzazione del museo comporta come conseguenza quella di ridimensionare ulteriormente le motivazioni che dovrebbero giustificare la costruzione dell’ascensore. Così ci chiediamo se resti delle fortificazioni e mastio (pur con la sua esposizione museale) siano attrazioni in grado di richiamare consistenti flussi turistici. Tanto più (altro elemento emerso chiaramente dal confronto) che non si intenderebbe comunque fare dell’ascensore il mezzo privilegiato per salire sulla cima, ma lo si lascerebbe “in concorrenza” con la normale salita a piedi.

In questa situazione ci pare acquistino particolare rilievo le nostre perplessità anche in ordine ai problemi di gestione economica che si presenterebbero nella fase di funzionamento dell’ascensore. Sono problemi sui quali non abbiamo mai letto studi e analisi, neanche di massima; problemi che ci pare non si possano comunque eludere.

Non costruire il museo sulla cima del colle non vuol peraltro voler dire che vi si debba rinunciare. L’idea in sé noi la riteniamo interessante e condividibile, soprattutto ancorata al concetto di “museo diffuso” tanto spesso evocata a proposito del colle.

Alla luce di queste considerazioni avanziamo una concreta proposta, premettendo solo un’altra considerazione.

Continuiamo a mantenere tutte le nostre perplessità in ordine al raddoppio dell’ex casa Bernardini non tanto per l’operazione in sé, ma soprattutto per quanto riguarda la prospettiva di una improbabile destinazione a locanda-albergo. Abbiamo invece più volte dichiarato di essere favorevoli al recupero dell’edificio per farne un punto di sosta e di servizio per chi sale verso la cima del colle.

Ecco allora la proposta: perché non utilizzare l’ampliamento della casa per ospitare invece che l’albergo almeno una parte del “museo delle fortificazioni”? Non avremmo motivi per contestare questa scelta (salvo naturalmente ricercare la soluzione architettonica di minor impatto possibile).

Questa scelta farebbe dell’ex casa Bernardini lo snodo strategico dell’intero percorso: punto di arrivo della parte monumentale e punto di partenza per l’ultimo tratto (che potrebbe eventualmente essere facilitato in vari modi). La salita a piedi assumerebbe così ulteriore interesse e troverebbe in questa struttura un qualificante appoggio, sia logistico che culturale.

Un aspetto non secondario potrebbe essere questo: il cantiere per l’intervento su casa Bernardini potrebbe essere gestito in modo da non impedire l’utilizzo del sentiero per accedere alla cima del colle la cui frequentazione potrebbe quindi riprendere al più presto.

Se già prima che fossero sospese le visite si registrava un afflusso che comportava delle entrate per la Società dell’ordine dei 20.000 €/anno (come fatto presente dal dr. Businaro), ci chiediamo quanto queste entrate potrebbero incrementarsi con una adeguata cura e un’altrettanto adeguata promozione del percorso.

E’ una spinta, questa a riaprire il colle alle visite, che ci pare opportuno sollecitare anche alla luce del fatto, di cui tutti ci pare hanno preso atto, che i lavori dell’ascensore sono in ogni caso strettamente condizionati dall’inchiesta giudiziaria i cui tempi potrebbero non essere particolarmente brevi. Per lo stesso motivo ribadiamo la nostra convinzione che si potrebbe liberare il piazzale di cava per ospitare il parcheggio, attualmente in crisi di spazio e significativa fonte di entrate per la società Rocca, nonché spazio vitale per tutte le attività culturali che si svolgevano all’interno.

A suggellare una auspicabile “conciliazione” sugli interventi da proporre per valorizzare questo sito straordinario, avanziamo la proposta di intitolare il sentiero che conduce alla cima del colle al nome di Aldo Businaro.

Questa “conciliazione” potrebbe peraltro contribuire anche a creare, come ulteriore positiva conseguenza, un clima più favorevole a ricercare unitariamente adeguate soluzioni ai vari altri seri problemi che gravano sul colle, primo fra tutti quello di un urgente intervento per la messa in sicurezza del colle stesso in relazione ai movimenti franosi che continuano a manifestarsi.

per il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste del Parco dei Colli Euganei: Gianni Sandon - Francesco Miazzi – Renzo Fontana

29.10.2009


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