MONSELICE TERRA DI ILLEGALITA’ DIFFUSA
venerdì 15 gennaio 2010 di massimo
Il Mattino di PADOVA - VENERDÌ, 15 GENNAIO 2010
di Francesca Segato
LA MINORANZA SI APPELLA AL PREFETTO. Edilizia comunale: atto d’accusa di quattro consiglieri
MONSELICE. Un paese sotto scacco. Un dedalo di interessi privati, che s’intrecciano al governo della cosa pubblica. Una situazione così complessa e ramificata, che diventa quasi impossibile da controllare. E’ con queste motivazioni, illustrate in una lettera di nove pagine, che i quattro consiglieri di opposizione di Monselice hanno deciso un passo senza precedenti: appellarsi all’intervento del prefetto Ennio Mario Sodano.
La lunga casistica, riportata da Francesco Miazzi, Francesco Bussi, Rino Biscaro e Pietroantonio Aldrigo, rivela un denominatore comune: il sentore che esista un «caso Monselice», che il meccanismo di governo del territorio si sia inceppato, e siano saltati gli equilibri che dovrebbero garantire equità e trasparenza. «Opere di urbanizzazione incomplete, interi complessi residenziali già venduti e abitati, che però non hanno ancora avuto il collaudo e l’agibilità, abusivismo sistematico e diffuso in piccoli e grandi interventi, edifici commerciali fuori norma - elencano i consiglieri - Diversi consiglieri comunali e assessori hanno uno stretto rapporto tra la loro attività amministrativa e gli studi professionali dove figurano in società o si registra la presenza di parenti stretti. La cosa risulta anche nell’assegnazione degli incarichi professionali affidati dal Comune e da diversi costruttori coinvolti nelle vicende segnalate. Se a tutto questo si affianca che sono molti i consiglieri comunali e gli assessori che hanno goduto delle rendite delle varianti, potendo trasformare i loro (o di parenti stretti) terreni agricoli in aree residenziali o produttive, che altri consiglieri si sono visti affidare lavori pubblici dallo stesso Ente che amministrano, Lei comprenderà che questo modo di amministrare, è divenuto il frutto di un insano equilibrio capace di condizionare e dettare le scelte amministrative».
Il pericolo? «Dopo tanti anni di evidente impunità, di scelte vistosamente dettate da interesse privato, stiamo correndo il rischio di una disaffezione e di un distacco dalle istituzioni, in quanto sta passando il messaggio che tutto è marcio e che le regole non sono uguali per tutti. Probabilmente non potrà essere la Procura della Repubblica, già interessata da numerose indagini, a supplire da sola a questo stato d’illegalità diffusa. Per questo servirebbe un Suo autorevole intervento, nei modi e nelle forme consentite dalla legge». Ecco alcuni dei casi che il dossier porta all’attenzione del Prefetto: si tratta di vicende già note, anche se magari non in maniera così approfondita, ma elencate una dietro l’altra fanno davvero impressione.
L’abuso di Perin. Tutto parte da una segnalazione arrivata in Procura. Segue la verifica in via Sabbionara, nel cantiere del consigliere comunale Lucio Perin. Emergono «variazioni planimetriche e di sagoma d’ubicazione, l’esecuzione di un sottotetto e di una torretta su tre livelli dotati di finestrature nell’edificio residenziale, mentre nell’annesso rustico risultano difformi le superfici, la sagoma e l’altezza dell’immobile rispetto a quanto autorizzato». «Attenderemo il responso dell’indagine ordinata dalla Magistratura, ma avremmo auspicato che un consigliere, accusato di aver trasgredito alle regole del Comune che amministra, rassegnasse le dimissioni nell’attesa di chiarire la sua posizione. Non solo il consigliere Perin non lo ha fatto, ma è riuscito ad incassare la solidarietà del sindaco Francesco Lunghi e la riconferma della fiducia nel suo incarico di consigliere con delega allo Sport».
Le case puntellate. Nel 2002 le società Everest Srl, Petra Srl e Trevi Costruzioni Srl partono con i lavori in via Costa Calcinara 23 a Monselice, per realizzare una trifamiliare e il condominio denominato «Alba 3». Nel marzo 2003, per eseguire i lavori di scavo per la costruzione di piani cantinati, prelevano ingenti quantitativi d’acqua di falda, provocando gravi problemi statici all’immobile confinante. In aprile c’è un ulteriore cedimento del fabbricato e il Comune ordina la sospensione dei lavori, la messa in sicurezza dei fabbricati lesionati e l’evacuazione dei residenti. «Delle famiglie colpite, alcune hanno dovuto abbandonare la loro abitazione ancora nell’aprile 2005, altre hanno raggiunto un accordo economico, per altre il contenzioso è ancora aperto e le abitazioni, lesionate, sono rimaste puntellate alla meno peggio, fino a pochi giorni fa». Intanto da un sopralluogo emergono consistenti difformità nel piano interrato del nuovo edificio, con uno scavo ben superiore a quanto autorizzato. Nonché modifiche interne e prospettiche, aperture nel solaio e nella falda del tetto di copertura.
Sanatoria per via Carrubbio. Lo stabile al civico 59 sorge da un recupero della volumetria di vecchi edifici. In maggio 2009 l’ingegner Luca Bortoliero, per conto della «Costruzioni Plus Srl» presenta una variante al Piano di recupero dell’area. La giunta la adotta con delibera dell’ottobre 2009. Dovrebbe passare in Consiglio comunale, ma viene bloccata in commissione: il progetto presentato non coincide con lo stato di fatto dei lavori. Segue verifica, che svela varie difformità. Molti lavori eseguiti indipendentemente dai progetti approvati, altri, come l’innalzamento del tetto ed i locali sottotetto, prima che fosse approvata la variante. Morale: la giunta si riunisce il 30 dicembre, revoca la delibera di ottobre e ne fa un’altra per adottare la variante. «Sostenendo di aver accertato che le difformità rientrano nella fattispecie di sanatoria, in quanto eseguite nel 2009 in vigenza dell’art 4 del Nuovo regolamento edilizio comunale: un articolo fortemente voluto dall’ex assessore all’Urbanistica, che di fatto condona i sottotetti calpestabili». Ora basta una multa (12.000 euro), abbattere la tettoia, chiudere qualche foro, e tutto si sistema.
Come ti costruisco sull’area demaniale. Viale della Repubblica: per il Piano ambientale, doveva essere la «porta sul Parco» dei Colli Euganei. «Invece, a fianco di due distributori di benzina, sono cresciuti sei blocchi incredibilmente alti e di ampia cubatura. Su questo Piano integrato, presentato dalla «Società Spi Srl», risulta sia in corso un’indagine della Polizia forestale, scattata a seguito di una segnalazione. A quanto è dato sapere, dalle verifiche sono emerse alcune difformità nell’ubicazione degli edifici che costituiscono il complesso. Uno di questi è stato costruito invadendo l’area demaniale che costeggia il canale Bisatto e conseguentemente i lavori hanno subito una sospensione. Ora è in corso l’iter di una Variante in sanatoria per la parte posteriore, ma appare evidente la presenza di difformità sulla parte superiore degli edifici». Al momento nessuna verifica sugli edifici, e intanto i costruttori hanno già iniziato a vedere gli immobili.
Fight Club, un cocktail di contraddizioni. Febbraio 2002: il comune modifica la destinazione di un lotto di terreno di mille metri quadri all’inizio di via Muraglie, da agricolo ad area di interesse generale. Su tale area di proprietà di un ex assessore del Comune di Monselice, viene realizzato un impianto sportivo per attività di calcetto: c’è pure un bar. «Fin dall’apertura, aveva assunto l’aspetto di un locale commerciale aperto al pubblico in tutte le ore e utilizzato da migliaia di persone. Il locale ha ospitato molte convention di gruppi politici legati alla maggioranza che governa la città e, fino a pochi mesi fa, persino l’Amministrazione comunale ha patrocinato e autorizzato concerti e feste a pagamento, aperte al pubblico, nonostante la mancanza delle norme di sicurezza e il parere favorevole della specifica Commissione per pubblici spettacoli». Segue lo stillicidio di petizioni e interpellanze. Poi l’esposto alla Procura, che in ottobre 2009 apre l’indagine: avvisi di garanzia al sindaco Francesco Lunghi, all’ex sindaco Fabio Conte, ai due amministratori del locale e tre responsabili degli Uffici comunali. Poi la chiusura del bar decisa dal Comune.
I misteri di Monselice Uno. Un intrico che si trascina da anni. Nel 2003 il Piano di lottizzazione è approvato in Consiglio comunale. Primo inghippo, la rotatoria, realizzata a scomputo degli oneri di urbanizzazione: serve al privato, ma di fatto la paga il Comune. «In cambio di pacchetti di tessere in Forza Italia - dichiara all’epoca l’ex assessore Riccardi Ghidotti - e della promessa del professionista di sostenere Conte nelle elezioni di primavera, tutto passò liscio». Nel 2006 si comincia a parlare di Variante Parziale al Prg per trasformare Monselice Uno in un Parco commerciale. Il 31 gennaio 2008 la delibera viene adottata. Sono passati due anni: non è ancora stata approvata. Un record. Cosa succede nel mezzo?
Cinque convocazioni del consiglio andate a vuoto, perché la maggioranza fa mancare il numero legale. Conte dichiara: «Non cediamo ai ricatti». Lunghi rincara: «Abbiamo subito un tentativo di pressione che non possiamo accettare». Novembre 2008, la doccia fredda: la società Monselice Uno chiede 8,6 milioni di euro di danni al Comune. Fine novembre, nuovo colpo di scena: in Consiglio approda la delibera di annullamento della prima (quella di adozione). Ritirata una volta, ritirata la seconda volta, bocciata alla terza. S’insedia poi la giunta Lunghi. Commissione d’indagine e ora, pare, trattative in corso per chiudere la vertenza. Come? «E’ trapelata l’indiscrezione di una serie d’incontri tra il sindaco, l’assessore all’Urbanistica e i responsabili della Società Monselice Uno, di cui però parte della giunta e del Consiglio comunale sono stati tenuti all’oscuro, che coinvolgerebbero l’Usl 17 e la Regione. L’intera vicenda è intrecciata di fitti rapporti tra società, sindaci, assessori e consiglieri comunali che hanno messo in luce comportamenti poco lineari e trasparenti».
Un’idea furba del 1975 ha consentito di costruire ovunque. E il piccolo colle resta chiuso a causa di cantieri contestati
Tanto cemento e poco verde grazie a Rocca e Montericco
MONSELICE. La città della Rocca. Che però è chiusa al pubblico, ormai da anni. Per via del sequestro al cantiere dell’ascensore. Se la vicenda dei contestati cantieri sul colle è ben nota, forse non tutti sanno che Rocca e Montericco sono al centro di un’altra «stranezza urbanistica».
La beffa delle aree verdi. Perché prevedere tante aree verdi nelle lottizzazioni, quando ci sono già la Rocca e il Montericco? E’ questo il ragionamento che ha portato il Prg, nel 1975, a indicare come aree per parco pubblico i due colli. L’operazione serviva per le nuove lottizzazioni di Marco Polo, Costa Calcinara e nelle frazioni, e per completare i lotti inedificati in prossimità del centro storico, senza dover fare altri parchi. Peccato che oggi i due monti siano quasi inaccessibili. La Rocca deve fare i conti con il sequestro della sommità e con le frane sulla parte nord. Il Montericco è accessibile solo a piedi per la sbarra che blocca la strada.
Ex casa Bernardini. A metà della Rocca, tra gli alberi, spunta una gru. E’ quella per il «recupero» di casa Bernardini. In realtà il progetto presentato dalla Regione e la variante predisposta dall’Ufficio tecnico comunale prevedono un notevole incremento di volume e la trasformazione del fabbricato ad uso «ricettivo-turistico». Ampliamenti nei dintorni di emergenze architettoniche: il Piano ambientale del Parco li proibisce. Ma il Parco dà l’ok e il Comune approva. I lavori sono in corso.
Un colle sotto sequestro. Maggio 2008: il Gip Paola Cameran dispone il sequestro cautelare del cantiere dell’ascensore. Sei gli indagati, tra cui l’ex capo dell’ufficio tecnico Massimo Valandro. Deve rispondere di falso ideologico. Suo l’ok alla compatibilità urbanistica dell’opera, anche se il Prg parlava di «ascensore panoramico» (è dentro la roccia) «dietro villa Duodo» (è dall’altra parte). Parere favorevole dato anche dal direttore del Parco, nonostante l’istruttoria dicesse l’opposto. (f.se.)
Procedure sempre violate per l’autostazione Sita e i giardinetti sotto le mura
MONSELICE. Il dossier che il centrosinistra monselicense ha inviato al prefetto si divide in vari filoni. Da un lato le questioni legate all’edilizia privata. Poi il capitolo Rocca. Infine, una serie di tasti dolenti nella gestione delle opere pubbliche degli ultimi anni.
Stazione Sita provvisoria. Trasferire la stazione delle corriere nell’area dell’ex distributore: la decisione arriva con un incontro in Comune, nel febbraio 2006. «Il “progetto” è uno schizzo su carta libera - ricorda il centrosinistra - i lavori sono affidati ed eseguiti da soggetti diversi sulla base di richieste e accordi verbali». Qual è il colmo? L’area della stazione, per il Prg, è in maggior parte destinata a «verde pubblico». E rientra nel perimetro del Parco Colli. Serviva una variante al Prg, con pareri di tutti gli organismi competenti. Per il Prg, la stazione dovrebbe stare dove c’è il park di via Marconi. Questa invece è «provvisoria» ormai da 4 anni.
Pista ciclabile addio. L’impresa edile Bortoliero Srl, proprietaria del 50 per cento degli immobili nel Piano di recupero dell’ex Vetreria Pulze, presenta una richiesta di variante in cui chiede di eliminare il percorso ciclo-pedonale di collegamento tra il canale Bisatto e piazza Ossicella. La Giunta accoglie la richiesta. «Ancora una volta un favore ai nostri costruttori, pregiudicando in maniera definitiva un passaggio cruciale nella costruzione di una rete ciclabile cittadina». In cambio il Comune incassa 12.600 euro.
Ex giardini del pattinaggio. Strage di alberi ordinata dal Comune nel marzo 2008, con un semplice parere che dichiarava le piante «essenze arboree non oggetto di tutela». E un pasticcio nella procedura. «Con una sola e generica delibera di giunta comunale e con semplici determinazioni dell’Ufficio tecnico, quest’intervento è stato inserito in modo improprio nel progetto di recupero della cortina muraria». In base alla variante parziale al Prg del centro storico, il cui ultimo aggiornamento è del luglio 2006, per intervenire in quest’area dei giardini serviva un progetto specifico, coerente con il Piano particolareggiato. «Non hanno mai presentato il Piano urbanistico attuativo, che necessitava dei pareri degli enti interessati e del passaggio in giunta e in Consiglio».
Area artigianale, ancora liti. Vede coinvolti assessori (Paolo Targa, Udc, proprietario), consiglieri (Tiziano Montecchio, Pdl, proprietario dissenziente), o ex come Dalla Via (proprietaria è la madre). «Avevamo chiesto al segretario generale se ricorrevano motivi di incompatibilità, proprio perché alcuni provvedimenti riguardano interessi di privati che coincidono con quelli di amministratori. Ma sul quesito non abbiamo ricevuto risposta». Ora il Comune ha ceduto l’autorità espropriante al consorzio, che non dovrà più prestare la fidejussione di 4 milioni. «La presenza di soggetti dissenzienti rendeva prevedibile un contenzioso con possibili responsabilità per l’ente comunale». E infatti è da poco arrivata una memoria in cui i dissenzienti (tra cui Montecchio e la madre di Dalla Via) chiedono al comune 150 euro al metro quadro come indennità di esproprio: i primi proprietari hanno venduto a 16 euro, gli ultimi a 40.
Il labirinto della zona industriale. Tutte le aree sono diventate di un’unica proprietà. «Le varianti si susseguono, numerosi Piani sono scaduti e si sono concessi nuovi permessi di costruire senza aver effettuato i collaudi sulle opere eseguite, periodicamente il Comune cede aree a trattativa privata, incamerate nelle precedenti lottizzazioni. Anche qui con continui intrecci che coinvolgono consiglieri ed amministratori comunali».
IL SINDACO: «Sono solo illazioni. Nulla di irregolare»
MONSELICE. «Si stanno arrampicando sugli specchi». E’ il primo commento del sindaco Francesco Lunghi. «Per Monselice Uno stiamo valutando le proposte della commissione in cui sedeva anche l’opposizione. Per via Carrubbio, abbiamo corretto l’irregolarità che era stata fatta. In viale della Repubblica, l’Ufficio tecnico ha ordinato la sospensione, è intervenuto il Genio, la storia è vecchia. Sull’ascensore della Rocca cos’hanno ancora da dire? Sono tutte cose di cui si parla da anni. Se poi pensano a interessi pubblici nel privato, per la mia amministrazione si sbagliano di grosso, perché ci stiamo muovendo in modo trasparente. Se il prefetto mi telefonerà lo inviterò a pranzo - sdrammatizza Lunghi - oppure andrò da lui. Così mi faranno perdere tempo. Però è la prova che l’opposizione si comporta male, fa di tutto per bloccare l’iter amministrativo, senza proposte costruttive. Abbiamo dei consiglieri a cui non interessa niente del bene di Monselice». (f.se.)
IL MATTINO DI PADOVA - MARTEDÌ, 19 GENNAIO 2010
«Dal Comune solo vendette»
La minoranza: daremo supporto legale ai cittadini penalizzati
I quattro consiglieri d’opposizione: «Si preferisce colpire chi alza il velo e non chi commette le irregolarità»
di Francesca Segato
MONSELICE. «Prendiamo atto che c’è un tentativo da parte dell’amministrazione comunale di sminuire la portata delle nostre segnalazioni. Nel cercare di uscire dal vicolo cieco in cui si sono infilati con i loro pasticci urbanistici, puntano ad auto assolversi colpendo gli anelli terminali della catena: chi ha acquistato o affittato negli stabili non ancora a norma, viene messo nel mirino degli uffici comunali». E’ la reazione dei quattro consiglieri del centrosinistra, autori del dossier inviato al prefetto: Francesco Miazzi, Rino Biscaro, Francesco Bussi e Pietroantonio Aldrigo.
Ieri hanno cominciato a circolare voci su possibili contromisure allo studio da parte dell’amministrazione. «Il fatto è che il fenomeno è così radicato e diffuso - sottolineano i quattro consiglieri - che non può essere sanato con questi provvedimenti tampone dal sapore vendicativo. L’informazione al prefetto e un suo intervento, negli ambiti di sua competenza, era ed è auspicabile proprio per evitare questo scenario devastante, in cui per coprire le proprie responsabilità si spara sugli inconsapevoli cittadini con lo scopo politico di addossare le colpe dei provvedimenti alla minoranza».
Ovvero, la colpa ricadrebbe su chi ha squarciato il velo e sollevato il problema. Non su chi ha commesso le eventuali irregolarità, o su chi non se ne è accorto. Una manovra che l’opposizione non accetta. «Non resteremo immobili di fronte a questo scenario, offriremo ai cittadini colpiti la necessaria consulenza e il supporto legale - anticipano i consiglieri -. Tutto questo avviene mentre si sorvola sulle responsabilità degli amministratori in altre vicende come la nuova stazione Sita, i giardini di via Argine Destro, la delibera di Monselice Uno».
Stazione Sita. Il sindaco Francesco Lunghi ha riconosciuto che è effettivamente provvisoria. «Questa non è una risposta - affermano i quattro - non si può definire provvisoria una situazione che dura da 4 anni e non c’è in vista alcuna opera alternativa. L’intervento - ricordano - comportava l’adozione di una variante al Piano Regolatore del centro storico».
Ex giardini del pattinaggio. «La variante al Prg del centro storico, aggiornata l’ultima volta nel luglio 2006, richiede un piano attuativo - ribadisce l’opposizione -. Il testo recita: “E’ prevista la riproposizione del vallo nell’area di rispetto delle mura storiche”. Sfidiamo Lunghi a dirci dov’è il vallo previsto».
Rocca. Rifiuta l’etichetta di chi sa solo dire «no» anche l’ambientalista Gianni Sandon. «L’invito a non fare solo denunce ma anche proposte l’ho già accolto. Su alcuni dei “misfatti” elencati dalla minoranza ho firmato anch’io degli esposti. In particolare quelli relativi agli interventi sul colle della Rocca. Ma il sindaco sa che da mesi i firmatari degli esposti si sono fatti promotori di trattative per trovare delle iniziative condivise per superare la paralizzante situazione che si è creata sul colle. A seguito di questa iniziativa “diplomatica”, a metà ottobre si è svolto nella sede “neutra” dell’Accademia galileiana a Padova un lungo incontro cui ha partecipato un suo delegato, assieme al presidente della società della Rocca e a tecnici e funzionari della Regione, per verificare la convergenza su concrete proposte. Le proposte noi le abbiamo avanzate. Siamo ancora in attesa di conoscere quelle degli altri protagonisti, sindaco compreso. Invero abbiamo l’impressione che qualcuno voglia giocarci su. Se il sindaco non vuol essere tra questi ci faccia conoscere la sua posizione».
LA REPLICA DI MAMPRIN
«Abito in un altro condominio»
MONSELICE. Condominio di via Costa Calcinara, parla il vicesindaco Gianni Mamprin (in foto). «Molti mi hanno chiesto se abito nel condominio dove sono stati fatti gli scavi abusivi e dove c’erano le vecchie case puntellate. Vorrei chiarire che io non abito nel condominio oggetto del contendere» specifica Mamprin. Come riportato dal mattino, il vicesindaco vive in un altro dei condomini Alba, costruito in precedenza, dal lato opposto della strada.
Il punto però era se non si è mai accorto che il condominio quasi di fronte a casa sua (e al centro di un contenzioso per i danni arrecati ad altri edifici) è abitato, contrariamente a quanto ha detto il sindaco Lunghi. «Non è che vado a controllare se le case sono abitate - si difende Mamprin -. Ho visto che è stato aperto un negozietto in dicembre e ogni tanto si vedevano in un appartamento dei panni stesi ad asciugare, ma non è che vado a guardare i campanelli. Parto la mattina alle 7 e mezza e torno tardi».
E la risposta data da Lunghi a uno dei punti del dossier inviato al prefetto? «Il sindaco ha parlato di quel caso su relazione dell’ufficio tecnico - ribatte il vicesindaco - credo non sapesse». (f.se.)
IL MATTINO DI PADOVA - DOMENICA, 17 GENNAIO 2010
«Clima di guerriglia»
(Francesca Segato)
MONSELICE. «L’opposizione torni a svolgere il suo ruolo o sarà chiusura definitiva». Ha tutti i contorni di un aut aut quello che arriva dal sindaco Francesco Lunghi, dopo la riunione-fiume di maggioranza convocata d’urgenza l’altra sera, a Palazzo Tortorini, per varare le contromosse, dopo l’invio al prefetto del lungo dossier sul «caso Monselice», in cui i quattro consiglieri del centrosinistra evidenziano un elenco di presunte irregolarità.
«In un sistema democratico, l’opposizione svolge un ruolo fondamentale - esordisce Lunghi - Deve essere di controllo ma anche e soprattutto di proposta. Deve privilegiare il confronto e deve fare di tutto per diffondere le sue idee, proponendo ai cittadini la sua visione alternativa di città. A Monselice, purtroppo, questo non succede. Anzi, da undici anni a questa parte dal centro sinistra arrivano solo denunce, esposte, attacchi giudiziari. Riteniamo che la misura sia davvero colma». «Tutti i consiglieri e gli assessori erano presenti venerdì sera - sottolinea il sindaco - a riprova della grande importanza che noi tutti abbiamo assegnato a questa iniziativa.
Abbiamo già risposto nel tecnico, fornendo punto per punto tutte le spiegazioni ai rilievi mossi dalla minoranza. Ma stavolta serve una risposta politica, ed è quello che vogliamo fare attraverso questo comunicato che è il logico risultato dell’incontro di venerdì. La maggioranza richiama con grande forza l’opposizione a smetterla di utilizzare il metodo della denuncia o della via giudiziaria, chiedendole di tornare, anzi, forse di iniziare, a svolgere il suo ruolo previsto dalle normali regole della democrazia. Non siamo disposti a tollerare oltre un atteggiamento di scontro preconcetto, una totale assenza di proposte. La minoranza proponga in consiglio delle delibere sulla città, se la maggioranza decidesse di bocciarle, se ne assumerebbe la responsabilità politica. Se, viceversa, l’opposizione dovesse continuare su questa strada, troverà in noi una chiusura totale e definitiva, perché non siamo più disposti a permettere questo clima di guerriglia».
massimo
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