UN CANALE DISTRUTTO E CEMENTIFICATO A “COLPI DI GENIO”!
mercoledì 14 ottobre 2009 di massimo
Il crollo di un tratto di sponda del Canale di Battaglia con il conseguente blocco della circolazione, si configura come un disastro annunciato. Da mesi le associazioni ambientaliste e semplici cittadini, denunciano al Presidente della Regione, al Sindaco, alla stampa lo scempio in atto.
Dovevano essere lavori di consolidamento ed impermeabilizzazione, in realtà è stato messo in cantiere un intervento devastante, con un uso sconsiderato del cemento armato, arrivando nei fatti alla distruzione di un bene di alto valore storico, ambientale ed architettonico.
Un opera idraulica di alta ingegneria, costruita nel 1189, che ha rappresentato la storia di questa comunità, è caduta sotto i “colpi di genio“ di un ente che ha dimostrato impreparazione, incuria e scarso rispetto per un bene così prezioso.
Non intendiamo rassegnarci e invitiamo tutte le realtà associative, tutti i cittadini di Battaglia terme e del territorio a costruire una forte mobilitazione che porti al blocco dei lavori in atto ed avvii un nuovo percorso per il ripristino dei luoghi.
Il canale deve tornare alla sua vocazione originaria, devono essere ripristinate la condizioni di navigabilità e gli interventi per la stabilità di questo tratto, devono essere rispettosi ed adeguati al contesto.
Invitiamo inoltre la SITA s.p.a. a risarcire un rimborso spese a tutti i pendolari, studenti e lavoratori, che a causa di questo incidente si vedono impossibilitati ad usufruire del servizio già pagato.
Vorremmo inoltre proporre all’ente autostradale di liberalizzare momentaneamente il tratto Terme Euganee - Monselice, come soluzione al parziale isolamento in cui si trova la cittadina di Battaglia Terme in questo momento.
INVITIAMO TUTTI AD UN SIT-IN INFORMATIVO
VENERDI 16 OTTOBRE ALLE ORE 16.30
AL PONTE DELLA SCALINATA (STRADA STATALE) A BATTAGLIA TERME
GRUPPO STUDENTI BASSA PADOVANA
CITTADINI PER LA TUTELA AMBIENTALE
Il Mattino di Padova - MERCOLEDÌ, 14 OTTOBRE 2009
I residenti segnalavano da tempo la gravità della situazione, colpa del cantiere e dei camion
Lesioni nelle case e tetti da rifare «Ma i danni a noi chi li pagherà?»
(FRANCESCA SEGATO) BATTAGLIA. «Se chiedevano ai vecchi barcari...». Il giorno dopo il crollo, i commenti dei cittadini sono di segno molto simile tra loro. Simili anche i racconti: i tetti da rifare ogni 2-3 anni, l’incubo del traffico pesante che fa tremare tutto. Le crepe negli edifici. Alcune ci sono da tempo, il che non toglie nulla alla serietà del problema, semmai è un’aggravante. Altre però sono apparse proprio in seguito ai lavori sul canale.
Lo racconta, ad esempio, Giovanni Zoggia, che abita in via Pescheria e insieme ad altri residenti ha segnalato il problema. «Da quando sono iniziati i lavori ho visto fessurazioni sulla strada e sull’intonaco della mia casa - spiega - Abito qui da trent’anni e le crepe non c’erano, prima. Non sono un tecnico, ma credo siano dovute al fatto che manca la pressione esercitata dall’acqua nel canale. Di conseguenza il traffico fa vibrare tutto di più». Anche diverse crepe sull’asfalto della statale sarebbero comparse dopo l’inizio dei lavori. «Nel tratto in cui manca l’acqua ci sono fessure dappertutto, sulla statale e su via Delle Terme. Un chilometro più avanti l’asfalto è perfetto».
I residenti si sono rivolti al sindaco. «Gli abbiamo chiesto: la strada chi la sistema? Ci ha risposto che sarà il Genio civile a riparare queste cose. E le abitazioni private, chi le sistema?». Ma questi lavori secondo lei servivano? «Hanno detto che servono per risolvere il problema delle infiltrazioni. Ma mi chiedo, se l’acqua supera l’altezza della gettata di cemento, non penetrerà di nuovo nelle case?».
«I lavori andavano fatti con criteri diversi - sottolinea Gianfranco Turato. Che è anche editore, e ha pubblicato un libro su Battaglia e il suo canale - Ci sono pure le vecchie foto di quando era stato rimesso a posto il canale...» ricorda. Insomma, che quel muro fosse poggiato sul fango forse qualcuno lo sapeva: per esempio i vecchi barcari. Bastava chiedere...
«Fatti troppo di fretta questi lavori - sostiene Maurizio Galimberti - Manca la spinta dell’acqua, passano due carichi eccezionali, e dopo un attimo è venuto giù il muro». Quasi tutti i residenti puntano il dito sul traffico pesante, responsabile di continue vibrazioni e conseguenti danni agli edifici. Insomma la mancanza dell’acqua ha aggravato un problema che c’era già. Il divieto c’è, ma i camion passano ugualmente. «Io devo rifare il tetto ogni due anni, le continue vibrazioni fanno cadere le tegole» racconta Luciano Tasinato, che abita in zona Pescheria. Identico problema ha Giuliano Amorosi, che abita al civico 63 di via Maggiore. «Di notte ho paura - assicura - Non si può resistere così. Quando piove, poi, la strada diventa un fiume».
Amorosi è anche uno dei volontari che tengono aperta la vecchia chiesa di San Giacomo: un gioiello la cui storia inizia nel lontano 1332. Oggi è piena di crepe, che attraversano tutte le pareti. Finora nessuno ha ascoltato il grido d’allarme dei parrocchiani, che si sono mossi per cercare di salvare questo bene prezioso.
Tutti con Galan: «Indagine rigorosa»
E Naccarato (Pd) ha presentato un’interrogazione al ministro
BATTAGLIA. Per molti è un «disastro annunciato». Il crollo sul canale riaccende i riflettori sui lavori di impermeabilizzazione in atto ad opera del Genio civile. Un intervento molto contestato, per varie anomalie: dal rivestimento che non è quello previsto, agli spuntoni che ostacolerebbero la navigazione.
Di fanghi asportati dal fondale alla cementificazione dell’Arco di mezzo. «Avevamo già manifestato perplessità su questi lavori - ricorda il consigliere comunale di minoranza Massimo Momolo - A partire dalla questione dei fanghi, che da rifiuti sono diventati terra da utilizzare per l’argine, per continuare con l’eccessivo spessore dei muri, non conformi al progetto. Questo è un episodio ulteriore di una conduzione dei lavori rischiosa. Nel momento in cui si è tolto il fango da una porzione troppo larga delle mura, è mancato il sostegno e queste sono crollate. Una condotta che definirei imprudente».
Sulla questione il deputato Alessandro Naccarato, del Pd, ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente e al ministro delle Infrastrutture e Trasporti. «Il progetto di sistemazione del canale, dal costo di due milioni di euro finanziati con fondi Cipe, è stato fortemente contestato - ricorda, chiedendo ai ministri - quali misure intendono porre in essere per salvaguardare un manufatto che riveste grande importanza storica per la città di Battaglia, e cosa intendono fare per garantire la messa in sicurezza del canale e prevenire il rischio di ulteriori crolli».
Intervengono anche i Verdi Gianfranco Bettin e Paolo De Marchi: «I nostri timori si sono rivelati drammaticamente fondati. Le denunce di consiglieri comunali e ambientalisti, le perplessità espresse dalla giunta e le stesse richieste del presidente Galan di un approfondimento del progetto, avrebbero dovuto preoccupare i tecnici del Genio civile e spingerli ad accorgimenti di messa in sicurezza». «Il disastro è anche tecnico-politico e culturale - dice Gianni Sandon - Su un progetto come questo non si doveva pretendere un minimo di coinvolgimento di popolazione e associazioni e un vero confronto fra tecnici? E’ un caso in cui gli «ambientalisti» non hanno disturbato. Quel che ne è venuto fuori è così tutto «merito» di organi tecnici, pubbliche amministrazioni, prestigiosi cattedratici. E’ offensivo parlare di scarsa serietà? Adesso la serietà è la «vendetta» del nostro vecchio canale a imporcela. Concordiamo con Galan: indagine rigorosa, massimo sforzo per correggere almeno la fase finale dei lavori. Il problema è far seguire a parole e lacrime i fatti». (fr.s.)
Si è allargata la crepa, statale bloccata
Tamponato lo squarcio che si era aperto. Il sindaco: «Il murazzo deve tornare com’era»
La strada rimarrà chiusa fino al 20 «Viabilità in sicurezza»
FRANCESCA SEGATO
BATTAGLIA. La crepa nell’asfalto si è allargata, ora ci passa una mano. Tramontate le previsioni ottimistiche della prima ora, la statale resta chiusa. Anche ieri una giornata nera per la viabilità, mentre le ruspe continuano a lavorare per tamponare i danni. Dopo il crollo del muro di sostegno del canale di Battaglia, collassato per 50 metri e sbriciolatosi nell’alveo del canale, il Genio civile sta predisponendo un progetto per far fronte all’emergenza. E intanto infuria la polemica sui lavori per la «ristrutturazione conservativa» del canale, già finiti nell’occhio del ciclone per una lunga serie di anomalie. Il giorno dopo, la fotografia della situazione vede, innanzitutto, la statale ancora chiusa al traffico. L’altro ieri si era ventilata l’ipotesi di un senso unico alternato, magari con un semaforo. Ma alla fine la misura è più drastica. Due blocchi presidiati dalle squadre dell’Anas, uno all’altezza dello sbocco Terme Euganee e l’altro all’incrocio di Rivella, fermano gli automobilisti e li costringono a deviare. Passano solo i frontisti. La chiusura rimarrà fino al 20 ottobre, poi si vedrà. I prossimi giorni serviranno per le verifiche del caso, ma le voci parlano già di una riapertura completa non prima di fine anno.
Certo è che la crepa nell’asfalto lunga circa 6 metri, prodotta dallo smottamento dell’argine del canale, si è allargata a vista d’occhio. Se l’altro ieri era larga quanto un’unghia, ieri mattina ci passava già una mano.
«La mia prima preoccupazione è mettere in sicurezza tutta la zona, per tutelare chi ci abita e chi vi transita - assicura il sindaco Daniele Donà - La statale resta interdetta al traffico almeno fino al 20, stiamo predisponendo una nuova segnaletica per salvaguardare anche la nostra zona artigianale. Valuteremo se la strada ha subito danni irreversibili e se bisogna intervenire, chiederò all’Anas una dichiarazione che attesti la sicurezza per la viabilità. Chiederemo il ripristino del murazzo del canale così com’era».
Nell’alveo, intanto, proseguono i lavori. La primissima fase di «emergenza» si è già conclusa: lo squarcio aperto con il crollo è stato tamponato con un terrapieno. Ora si apre la seconda fase: i lavori sul punto crollato partiranno domani mattina.
«A circa un metro dal muro pianteremo delle palancole alte 10 metri, di cui 7 metri sotto il livello del canale e 3 fuori - spiega il dirigente del Genio civile, Tiziano Pinato - In questo modo costruiremo una sorta di muro di ferro per la messa in sicurezza del tratto crollato. Se occorre lo continueremo fino all’Arco di Mezzo. Dopodiché valuteremo come proseguire, facendo dei sondaggi. Per il resto contiamo di continuare i lavori come da progetto, rivestendo fondo e pareti. I muri sono previsti da 30 centimetri, se riusciamo a rispettarli sarebbe meglio, ma il problema è che il muro non è regolare, è largo alla base e poi si stringe: prima di aver tolto l’acqua e il fango non potevamo vederlo».
Il Genio conta di tirar dritto e secondo Pinato l’imprevisto non dovrebbe comportare grossi ritardi: il cantiere ora prosegue su due fronti. «Rimane ancora senza copertura economica il secondo stralcio dei lavori, quello per l’impermeabilizzazione delle murature», continua Pinato.
Ieri intanto i lavori si sono concentrati sulla sponda opposta al crollo, quella adiacente a via Delle Terme. Un tratto di muro analogo a quello che è collassato. Una volta piantate le armature inizia la gettata di calcestruzzo. Ricostruire il muro di sostegno crollato sarà l’ultimo dei lavori. Anche perché ci sarà da sentire la Sovrintendenza: i mattoni crollati hanno oltre un secolo e ci si muove comunque in un’area vincolata. Ma quanto verrà a costare, questo incidente? La cifra è ancora da quantificare: si parla di almeno 100 mila euro. Se si uscisse dal budget assegnato ai lavori, la Regione Veneto dovrebbe quindi sborsare altri soldi. Sono tre i fattori sul banco degli imputati per il crollo. Innanzitutto i lavori: ieri gli operai della ditta Biasuzzi avevano appena raschiato il fango depositato a ridosso della muratura. Che però sul fango era praticamente appoggiata: lasciata esposta, senza fondazioni, è venuta giù. Anche la pioggia non ha aiutato. Goccia che ha fatto traboccare il vaso, il passaggio dei mezzi pesanti: due carichi eccezionali segnalati poco prima del patatrac.
BUS SITA
Niente navetta e paurosi ritardi
BATTAGLIA. Disagi a non finire anche per i pendolari. La Sita per ora ha sospeso tre fermate: Battaglia centro, bivio Pernumia e Rivella. Rimane solo la fermata Mincana (Terme Euganee), che però è a un chilometro e mezzo dal centro. Il sindaco Donà ha chiesto di attivare un bus navetta: potrebbe collocarsi nelle tre fasce di maggior utilizzo e collegare il centro alla fermata. Ma è ancora da vedere se si farà, o se si opterà per una soluzione alternativa: l’incontro di ieri con la Sita non ha sortito risultati. «Il problema è economico» accenna lo stesso sindaco. La risposta si avrà forse oggi, il servizio da domani. Intanto i bus Sita hanno come iter alternativo l’A13: la imboccano a Monselice per uscire a Terme Euganee, e viceversa. Con disagi e ritardi, specie per gli studenti, a causa del «tappo» di via Orti a Monselice. (f.se.)
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