LA VILLA DELL’ONOREVOLE NEL PARCO DEI COLLI EUGANEI E IL PIANO CASA REGIONALE
mercoledì 1 luglio 2009 di massimo

Mentre continua la discussione in Consiglio Regionale sul Piano Casa, il caso della cosiddetta “Villa dell’onorevole” in pieno Parco dei Colli Euganei fa emergere alcune derive gravi di una urbanizzazione con sempre meno regole o con regole all’insegna della deregulation.
L’episodio in breve è così riassumibile: il proprietario di un modesto rustico di poco più di 300 mc, abbandonato da anni in zona di protezione agro-forestale, al confine con un’area di riserva naturale, a Turri di Montegrotto, in pieno Parco dei Colli Euganei, nel 2005 ottiene da Comune e Parco l’autorizzazione a demolirlo e ricostruirlo a 200 mt di distanza con la stessa volumetria. Viene autorizzato anche un miglioramento fondiario: 4000 mq da bosco a uliveto, compensati da un miglioramento boschivo su circa 15.000 mq. Non viene autorizzata invece la costruzione di un annesso rustico di 200 mq nonostante la relazione agronomica favorevole firmata dall’agronomo e assessore all’agricoltura del Parco Gianni Calegaro.
I lavori seppur autorizzati non partono mai e nel 2008 il fondo viene acquistato dall’onorevole Filippo Ascierto che presenta un nuovo progetto: una villa di oltre 1300 mc, 800 fuori terra e 550 interrati. Si invoca esplicitamente la nuova normativa regionale sulla edificabilità nelle aree rurali che consente ogni tipo di ampliamento fino a 800 mc e in molti casi anche oltre. A svolgere relazione agronomica, progetto di miglioramento fondiario e relazione di incidenza ambientale, visto che siano in area SIC, è sempre l’assessore del Parco Callegaro. L’Ente Parco si accolla il maggior onere economico per il miglioramento boschivo del fondo attraverso un contratto diretto con l’onorevole di “asservimento” del fondo al Parco per 5 anni in cambio di un esborso pubblico di 14.000 euro sui 24.000 previsti.
Questo non è che uno, seppur particolarmente curioso, caso di deregolamentazione ad uso e consumo della più incontrollata edificazione che consente la nuova normativa regionale sulla edificabilità nelle aree rurali. In linea con la filosofia di fondo dell’attuale Piano Casa in discussione in Regione, con le sue deroghe a tutti gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistici vigenti e persino alle aree sottoposte a tutela.
Il territorio Veneto è sottoposto da anni ad una forte espansione urbanistica, molto spesso non coordinata e frutto di speculazioni e interessi locali, che lo ha portato in questo decennio ad un primato nazionale per concessioni edilizie approvate e per capannoni e zone produttive costruite. Un consumo del territorio che produce conseguenze negative alla sua tenuta ambientale, caos viabilistico e livelli sempre più bassi di vivibilità urbana. Con un territorio agrario sempre più ridotto e frazionato ed aree protette sempre più assediate e violate dal cemento.
Ci sarebbe bisogno, invece, di nuove regole e di una nuova visione del territorio che preservi quello che è rimasto del paesaggio agrario, delle aree di pregio ambientale e naturalistico, che riordini gli insediamenti produttivi, razionalizzi le presenze urbanistiche e rivalorizzi i centri storici. Il tutto con nuove tecnologie bioedilizie e una nuova attenzione al risparmio energetico. Di un Piano Casa con questi contenuti avremmo bisogno e non di un semplice volano di ripresa economica del settore delle costruzioni, tutto da verificare con le proposte messe in campo dal centro destra in Regione.
1 luglio 2009
Paolo De Marchi – Gruppo Consigliare regionale Verdi Veneto
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