cittafutura

CONTINUANO LE INIZIATIVE CONTRO LA RIFORMA GELMINI

domenica 22 febbraio 2009 di massimo

Il Mattino di Padova - Domenica 22 Febbraio 2009

  • A Cittadella un fronte unito tra presidi, professori e genitori contro la riforma Gelmini

CITTADELLA. La riforma Gelmini riceve un no secco dalla scuola di Cittadella, che dalle elementari alle superiori tocca i destini e il futuro di 5.314 tra bambini, ragazzi e giovani. Un no scandito in maniera univoca da oltre 300 persone che venerdì sera hanno stipato la sala consiliare di Villa Rina per la tavola rotonda promossa dal coordinamento dei docenti.

La professoressa Serenella Vallotto ha condotto le danze, dopo aver fornito alcuni dati che non lasciano spazio a repliche. I docenti a Cittadella sono 557, i precari 152, il 28%. La riforma viene letta come portatrice di incertezza, il «dramma» dei tagli tocca soprattutto la scuola primaria. Spazio agli interventi. Roberto Cervato , docente del liceo, lancia una provocazione ai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil: «Se noi occupassimo il liceo per una settimana, avremmo il vostro appoggio?».

Loredana Tedeschi insegna alle elementari: «Si parla di tagliare le ore di laboratorio, ma sono necessarie per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro». Claudio Giordano , in cattedra all’Itis Meucci: «Questa Finanziaria è uno scempio, è possibile fermarla?».

Armando Campana , vicepreside del Tito Lucrezio Caro: «La riforma della scuola superiore si fonda su una logica di tagli, ma esiste la possibilità di inserire elementi di qualità?». Aggiunge da parte sua Ugo Silvello , dirigente scolastico di Tombolo: «Se si diminuisce il tempo scolastico si riduce la qualità. Tutti i tempi lunghi sono stati richiesti e riconfermati, i genitori vogliono le 40 ore, c’è una forte aspettativa».

Matteo Pierobon è un papà che teme il futuro: «Che cosa faranno i figli quando usciranno da scuola? Diplomati o laureati, sono tutti precari». Francesca Ferracin , insegnante: «Alle elementari, i bambini hanno bisogno di essere curati. Abbiamo sempre cercato di far funzionare le cose, ma il prossimo anno rischiamo di non farcela: cosa succederà quando mancherà un insegnante e non sarà possibile sostituirlo?».

Sul fronte politico Anna Bocca , assessore a Galliera Veneta ha promesso: «Giovedì prossimo convocheremo un consiglio comunale straordinario sul tema della scuola». Secondo Andrea Causin , consigliere regionale esponente del Partito Democratico «non è serio che il Veneto, visto che è una regione ricca, debba avere meno insegnanti; il tempo prolungato e il tempo pieno coprono il 50 per cento delle esigenze, la domanda è elevata».

Luciano Salvò , assessore provinciale all’Edilizia scolastica e collega di partito della Gelmini, ha ribadito la necessità di una «profonda riforma della scuola, che sta cercando con grande difficoltà di capire quale può essere il suo futuro». Ma non dovrebbe essere la politica a capire e fornire alla scuola una direzione forte e condivisa? (Silvia Bergamin)

Il Gazzettino - Venerdì 20 Febbraio 2009

  • Saccolongo. - Niente festa di carnevale a scuola per i bambini dell’elementare “Giovanni Pascoli” di Saccolongo. Per martedì mattina, ultimo giorno di carnevale, le insegnanti hanno deciso che nessuna mascherina varcherà il cancello dell’elementare “come forma di protesta contro la nuova organizzazione che la riforma-Gelmini prevede per il prossimo anno scolastico”. Questo quanto riportato nell’avviso consegnato in questi giorni dalle maestre agli alunni e giunto così nelle mani dei genitori.

Una forma di protesta che coinvolge direttamente i bambini e che ha sollevato malcontento fra i genitori che, pur non entrando nel merito della contestazione degli insegnati, non comprendono la necessità di coinvolgere direttamente i bambini. “Non credo che i bambini debbano essere parte attiva di questa protesta – commenta un papà – ritengo che gli insegnanti siano rappresentanti dai sindacati e che queste questioni vadano discusse su appositi tavoli di confronto. Non capisco l’utilità di coinvolgere i bambini privandoli del carnevale a scuola”.

La decisione, presa in autonomia dagli insegnanti del plesso scolastico di Saccolongo, sembra essere un modo per far comprendere alle famiglie cosa significheranno per la scuola i tagli previsti dalla riforma Gelmini. Tagli che per gli insegnanti andranno ad interessare tutte le attività non didattiche promosse dalla scuola. “Ben vengano gli incontri e le manifestazioni per coinvolgere i genitori sulle difficoltà che si troverà ad affrontare la scuola – ha commentato una mamma –, ma non capisco perché interessare direttamente i bambini togliendoli questa festa”.

Per i genitori è poi impossibile per i bambini cogliere le motivazioni che hanno fatto decidere le insegnanti per il “no” al carnevale a scuola. Giornata che, se per gli alunni di prima sarebbe stata tutta da scoprire, i più grandicelli non potranno ripetere ricordando quella degli anni precedenti. (Barbara Turetta)

  • Albignasego. - “Parlerò direttamente con il ministro alla Pubblica Istruzione Gelmini per segnalare la questione del tempo lungo nelle scuole elementari venete. Senza giri di parole: vogliamo che rimanga”. Così si è espressa Elena Donazzan, assessore regionale ai Servizi Scolastici, all’incontro con i sindaci della provincia che si è tenuto in Villa Obizzi. La bolla è esplosa la scorsa settimana quando il sindaco Massimiliano Barison ha “scoperto” che dall’anno prossimo quattro scuole – “Moro”, “Marconi”, “Falcone e Borsellino” e “Raggio di sole” - non potranno garantire l’orario 8.15-15.45 per effetto della riforma Gelmini.

Il primo cittadino ha quindi convocato d’urgenza il consiglio comunale, che ha approvato all’unanimità una mozione pro tempo lungo, e un’assemblea con i colleghi della provincia nella sua stessa situazione. Ieri la riunione clou – è intervenuto anche Leonardo Padrin, consigliere regionale di Forza Italia - alla quale hanno partecipato Nunzio Tacchetto, sindaco di Vigonza, Nicola De Paoli, Maserà, Lino Ravazzolo, Teolo, Mirco Gastaldon, Cadoneghe, e Giovanni Gasparin, Ponte San Nicolò; presenti amministratori di Abano, Bovolenta, Cartura, Casalserugo, Cittadella, Due Carrare, Masi, Monselice, Pernumia, Pozzonovo e Saonara.

Ha sottolineato la Donazzan: "Stiamo chiedendo che vengano rispettati i patti. Quando è passata la riforma abbiamo posto una condizione: che in Veneto rimanesse il tempo lungo. Al Ministro ricorderò che la nostra Regione ha la spesa pubblica pro capite per studente più bassa d’Italia; e nove anni fa sono stati ridotti gli istituti sottodimensionati. Secondo uno studio dell’Ocse la qualità della scuola in Veneto è ai primi posti a livello europeo”. Il prossimo 26 febbraio si terrà una riunione tecnica a Roma sul problema del tempo lungo. “In quella sede ribadirò questi numeri – ha precisato l’assessore - al Nord tale forma oraria è un’esigenza sociale, mi auguro che il Ministro tenga conto della particolarità della nostra Regione”.

Padrin ha posto l’attenzione sui costi: “Vent’anni fa il Veneto ha inventato il tempo lungo, un orario a metà fra tempo normale e pieno, per risparmiare; abbiamo avuto un atteggiamento virtuoso, senza pesare sulle casse dello Stato. Non auspichiamo la protezione di un privilegio, ma la continuità di un servizio”. Nunzio Tacchetto, sindaco di Vigonza, ha portato quindi il suo caso: “Se fossi costretto a cancellare il tempo lungo nelle 32 classi dove è già in atto non avrei i soldi, 80mila euro, per riportare i bambini a casa con il bus all’ora di pranzo”. Infine la nota congiunta di Piergiorgio Cortelazzo e Raffaele Zanon, consiglieri regionali di An: “La Regione non si è mai sottratta ai suoi obblighi e riconosce la valenza del tempo prolungato: uno strumento necessario viste le difficoltà di molte famiglie causate da una crisi economica che sta cambiando i modelli e gli orari di lavoro”. (Francesco Cavallaro)

  • Tolmezzo. - La Comunità montana della Carnia in prima linea per tutelare la qualità dell’istruzione in Carnia. Fra i punti critici l’accorpamento delle classi nelle sedi periferiche. «La modifica dei parametri che ha fatto salire da 13 a 17 numero minimo di alunni per la formazione di pluriclassi, inserita nel nuovo “Regolamento Gelmini”, rischia di mettere seriamente a repentaglio il livello qualitativo dell’istruzione in Carnia, non garantendo la continuità didattica». Ad affermarlo è Marino Corti, assessore alla cultura e all’istruzione della Comunità montana della Carnia e coordinatore del gruppo di lavoro istituito presso l’ente sovracomunale e composto dai rappresentanti dei dirigenti scolastici della Carnia e dei Comuni, all’opera per tutelare la qualità dell’istruzione anche nelle località montane più decentrate.

Il gruppo, che ha già elaborato la proposta sul dimensionamento delle scuole del primo ciclo, poi adottata dal Centro servizio scolastico provinciale, sta analizzando le possibili conseguenze di alcuni dei provvedimenti inseriti nel regolamento, come quello che prevede di accorpare le classi che non raggiungono i parametri stabiliti. Ciò significa che, in situazioni con gruppi fino a 17 alunni, e non 13 come stabilito dalla normativa precedente, saranno previste le pluriclassi.

«In questo momento – prosegue Corti – sono forti le preoccupazioni che riguardano le sedi periferiche legate alla formazione delle classi e degli organici. Nonostante l’opposizione dell’Uncem in sede di Conferenza unificata, se non si verificheranno cambiamenti molti plessi che attualmente funzionano con classi distinte vedranno moltiplicarsi il numero delle pluriclassi con grave pregiudizio per la qualità dell’offerta formativa». A questa situazione si aggiungerà la scomparsa delle “compresenze”, che porterà a una riduzione del numero degli insegnanti.

Una preoccupazione che ha investito gli stessi dirigenti scolastici, che hanno inviato un documento alla Comunità montana della Carnia e al dirigente scolastico regionale.

«Le conseguenze di questi provvedimenti – specifica l’assessore della Comunità montana - potrebbero essere negative, perché non verrebbe garantita la continuità didattica. La Comunità montana seguirà attentamente il problema facendosi portavoce delle esigenze del territorio presso gli organi politici e amministrativi per salvare la qualità della scuola in montagna».

  • San Donà di Piave. - “La riforma Gelmini: la famiglia al centro della nuova organizzazione scolastica?”.

Questo è il tema dato all’incontro organizzato dal Comitato Genitori Romolo Onor, che si terrà oggi, venerdì 20 febbraio, alle ore 20.45, nell’aula magna dell’oratorio Don Bosco.

Iniziativa che rientra nelle proposte volute proprio dallo stesso Comitato dal titolo ‘Educarsi per Educare’ per tutto il 2009.

«Un incontro – spiega il presidente Giannina Pierobon – ci aiuterà a comprendere meglio quali saranno i mutamenti e le trasformazioni che riguarderanno il mondo della scuola dopo l’approvazione della Legge Gelmini».

L’incontro sarà tenuto da Antonio Leo, coordinatore dei dirigenti scolastici del Veneto. «Riteniamo – continua Giannina Pierobon – che l’importanza dei temi trattati riguardi personalmente i genitori ma soprattutto i figli, che in un modo o nell’altro ne affronteranno le conseguenze. Il nostro non vuole essere un intervento di parte e nemmeno una presa di posizione politica: se il Comitato Genitori sta da una parte, è sicuramente quella dei nostri figli: il loro futuro dipende da come sapremo muoverci oggi». (F.Cib.)

Il Mattino di Padova - Venerdì 20 Febbraio 2009

  • SACCOLONGO. - Niente Carnevale per la Gelmini Genitori inferociti con le maestre. «Quest’anno, a scuola, non faremo la festicciola di Carnevale come forma di protesta contro la nuova organizzazione che la riforma Gelmini prevede per il prossimo anno scolastico». Questo l’asciutto comunicato recapitato ai genitori degli alunni dell’elementare «Pascoli» di via san Leopoldo, dagli insegnati.

Una decisione che ha provocato molti mugugni tra i genitori e li ha lasciati perplessi, non tanto per la protesta degli insegnanti, ma per la forma adottata. Per loro c’è infatti l’oggettiva difficoltà di far comprendere ai piccoli le motivazioni della cancellazione, il perché debbano mettere da parte costumi, coriandoli e trombette. Per un padre: «I bambini non dovrebbero essere coinvolti nelle poteste, gli insegnanti hanno i loro rappresentanti nelle organizzazioni sindacali ed è a queste che dovrebbero demandare la discussione e soluzione dei problemi».

Una mamma sottolinea: «Un bambino capisce che non c’è più la festa di carnevale con gli amici, com’è possibile fargli capire perché non si fa più? I problemi degli insegnanti andrebbero discussi in altre sedi, non trovo giusto mettere di mezzo gli alunni». Anche se tra i genitori non sembra serpeggiare aria di rivolta o di proteste eclatanti, in tanti non sono soddisfatti della decisione e pensano ai loro figli o alle feste alle feste di carnevale alle quali loro stessi partecipavano a scuola. «Si è trattato di una scelta autonoma degli insegnanti di Saccolongo che hanno potere decisionale su feste, uscite e attività complementari - spiega il direttore didattico di Selvazzano Maurizio Sartori, dal quale dipendono anche i plessi di Saccolongo - inoltre si tratta di consuetudini non in vigore in tutte le scuole non esistono conflittualità di nessun genere».

Sartori spiega che l’abolizione della festa di Carnevale è stata decisa dagli insegnanti che vogliono far comprendere ai genitori che la riduzione degli insegnanti prevista dalla riforma Gelmini «garantisce solo lo volgimento della didattica mettendo in discussione tutte le altre attività». «La compresenza di più insegnanti in una classe permette infatti di svolgere altre attività - continua Sartori - con un unico insegnante è garantita solo l’attività didattica e questo potrebbe essere il futuro anche se è ancora tutto in discussione». La direzione didattica ha già programmato degli incontri ai quali saranno invitati i genitori per sensibilizzarli alla nuova situazione, per capire come sarà la scuola del futuro. (Luisa Morbiato)

  • SANT’ANGELO DI PIOVE - Coinvolti 650 ragazzi Il Comune si mobilita contro i tagli Gelmini. Arrivano i primi tagli alla scuola previsti dal decreto Gelmini. Interesseranno 12 mila famiglie della provincia di Padova e più di 50 mila famiglie nell’intero territorio regionale veneto. Sant’Angelo, come Saonara, non fa eccezione.

L’applicazione del decreto Gelmini rischia infatti di eliminare, nelle scuole elementari dei Comuni, comprese cioè anche le frazioni, il cosiddetto tempo lungo dall’orario scolastico. Duecentocinquanta ragazzi a Saonara e 400 a Sant’Angelo potrebbero quindi anticipare l’uscita da scuola: al mattino anziché al pomeriggio. Una scelta imposta, legata ai tagli del personale docente previsti per il nuovo anno scolastico.

Si dice preoccupato il sindaco Romano Boischio per una scelta che inciderà profondamente sulla realtà del territorio di Santangelo. Attualmente usufruiscono del «rientro pomeridiano» ben 385 famiglie, nuclei nei quali, per la maggior parte, entrambi i genitori lavorano.

«Abbiamo indetto un consiglio comunale straordinario in accordo con Anci Veneto e il comune di Padova capofila nell’iniziativa, per portare all’attenzione della Regione e dello Stato le nostre esigenze - spiega Boischio - questo a garanzia del mantenimento di un numero adeguato di insegnati a difesa dei servizi di cui attualmente disponiamo».

D’accordo il primo cittadino, il dirigente Francesco Arnau ha aggiunto: «Spero e confido che il lavoro comune di tutte le istituzioni possa esercitare la giusta pressione affinché vengano riconosciute le specificità e le qualità della scuola veneta».

Alla seduta del consiglio comunale, fissata per domani mattina alle 11, oltre al dirigente scolastico sono stati invitati i rappresentanti del consiglio d’istituto, i rappresentanti di classe e i genitori de gli studenti. (Martina Maniero)


Home page | Contatti | Mappa del sito | | Statistiche delle visite | visite: 408151

Monitorare l'attività del sito it  Monitorare l'attività del sito Scuola   ?    |    I siti in syndication OPML   ?

Sito realizzato con SPIP 2.0.3 + AHUNTSIC

Creative Commons License