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PIACENZA D’ADIGE: BIODIGESTORE, BUSINESS PER QUATTRO SOCIETA’- Affollata assemblea sull’osteggiato impianto a biomasse in fase di progetto

mercoledì 19 marzo 2008 di Francesco

PIACENZA D’ADIGE. Neppure il sindaco di Piacenza d’Adige, Lucio Giorio, è riuscito nel suo confuso intervento a chiarire fino in fondo l’intreccio di ben quattro società che si occupano di impianti per la produzione di energia. La Solaris, composta dai comuni di Piacenza e Sant’Urbano, la En.Pla. con il 49% privato, la Energia Esco e infine la Icq holding SpA, società private ma tutte collegate tra loro. Quest’ultima è una vera holding con un capitale sociale di 8 milioni di euro, si muove a tutto campo sulla produzione di energia elettrica. Che può provenire sia da fonti rinnovabili (come l’eolico e le biomasse), sia quella che deriva da fonti assimilate (come i termovalorizzatori e i cogeneratori). L’interrogativo dunque permane. Giorio ha solo evidenziato i benefici economici derivanti dal biodigestore, il cui progetto è in fase di ultimazione. E’ stato un incontro pubblico riuscito, quello di venerdì sera nella sala parrocchiale organizzato dal Comitato «Al cittadino diritto di replica», che ha coinvolto anche i cittadini di comuni limitrofi e che verteva sul tema «Opportunità o imbroglio?» riferito a cogeneratori e impianti a biomasse. Quanto al biodigestore o impianto a biogas di Piacenza d’Adige ancora non se ne conosce il progetto, ma il sindaco ha promesso ai cittadini un incontro con i progettisti. In ogni caso l’atmosfera fra il pubblico era molto tesa. Una cosa è certa: la Bassa ha già dato. «I sindaci della Bassa, già inquinata di suo - ha evidenziato Francesco Miazzi del Comitato Lasciateci Respirare - con i cementifici di Monselice che producono sostanze tossiche superiori al traffico urbano di Padova, e le due mega discariche, sono assediati da venditori di impianti che bruciano rifiuti». Sui fumi provenienti dai camini degli inceneritori si è espressa con preoccupante chiarezza l’oncologo Samuela Benato. «Dai fumi degli inceneritori escono la diossina e polveri sottili mutagene e cancerogene - ha rimarcato il medico - e chi vive nelle vicinanze di inceneritori, e parliamo anche a chilometri di distanza, è ad alto rischio di contrarre una patologia cancerogena. La scelta finale è tra qualità di vita e interesse economico». Un altro argomento dibattuto è la mancanza di una pianificazione regionale in materia di smaltimento di rifiuti. «Ogni impianto di trattamento deve valorizzare la produzione del proprio territorio - ha puntualizzato Luciano Beria della Cia - ma non devono toccare i cereali che servono all’alimentazione». Paolo Minella di Coldiretti si è detto favorevole alla costruzione di piccole caldaie da biomassa ma contrario a qualsiasi inceneritore. Il forestale Giovanni De Luca ha posto l’accento sui certificati verdi, che tutti noi paghiamo in misura del 7% nella bolletta Enel alla voce «Energie rinnovabili e assimilate». In «assimilate» ci sta tutto. Anche gli inceneritori. (ro.mor.)

Il Mattino di Padova MERCOLEDÌ, 19 MARZO 2008


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